Alimentazione e cancro al seno: cosa c’è da sapere

Rubrica dell'esperto Maggio 2024
Alimentazione e cancro al seno: cosa c’è da sapere

Una breve introduzione su Camilla e sul suo percorso professionale

Sono Camilla Diotallevi, biologa nutrizionista. Ho conseguito la laurea triennale in Biologia della nutrizione presso l’Università di Camerino nelle Marche (sono Marchigiana di origini), per poi continuare il mio percorso di studi con una laurea magistrale in “Biological sciences-nutrition and functional food” (che, come si intuisce dal nome, ho conseguito in lingua inglese). Una magistrale che mi ha permesso di approfondire diversi temi specifici sulla nutrizione. Quindi ho proseguito con un dottorato di ricerca che ho svolto presso la Fondazione Edmund Mach (a San Michele all’Adige, TN) dove ho approfondito le relazioni tra il microbiota intestinale, la dieta e le malattie metaboliche.
Oggi svolgo la libera professione di biologa nutrizionista occupandomi di perdita di peso e di nutrizione clinica, in particolare aiuto a prevenire o correggere alterazioni metaboliche e fisiologiche, attraverso specifici regimi alimentari. Il mio studio si trova presso il Centro salute Althea e un giovedì al mese visito presso ANVOLT di Trento dove seguo pazienti oncologici (per lo più donne con tumore al seno) a titolo di volontariato.

 <<Come si struttura il tuo approccio verso i pazienti oncologici?>>

Seguo soprattutto quei pazienti nella fase di post-intervento (quindi terminate chemio e/o radio) che vogliono fare prevenzione. Poche purtroppo, sono le persone che si rivolgono in corso di terapia. Durante la visita si effettua un’anamnesi clinica (con i dati relativi alla salute tramite esami del sangue e studio dei sintomi) e un’anamnesi alimentare. Successivamente eseguo l’analisi della composizione corporea tramite bioimpedenziometro (BIA), – che mi permette, di valutare la percentuale di massa grassa, liquidi e di massa muscolare, molto rilevante nei pazienti oncologici. Infatti, in questi pazienti il più delle volte si assiste ad una perdita involontaria e progressiva di massa muscolare (ricca delle nostre centraline energetiche: i mitocondri) con conseguente cachessia ossia il deperimento totale sistemico dell’organismo.
Quindi la composizione corporea è un esame che diventa fondamentale per monitorare la percentuale della massa attiva. Mentre è importante tenere sotto controllo la quantità di massa grassa, in quanto più una persona è in sovrappeso più ci sarà la possibilità di sviluppare recidive.

 <<Ci sono informazioni sulla nutrizione oncologica in base al tumore che si ha avuto? e una correlazione tra alimentazione e cancro al seno?>>

Nel caso di tumore al seno va fatta una distinzione tra quei tipi di tumore positivi per i recettori ormonali, quindi quelli estrogeno-progesterone-dipendenti (che sono circa il 70% dei tumori al seno) e quelli positivi per il fattore di crescita epidermico l’HER2, più resistente alle terapie.
Nel caso dei primi, va prestata particolare attenzione alla percentuale dei grassi nella propria dieta che non dovrà superare il 20%-30%, con un focus specifico sulla tipologia di grassi. Andrebbero prediletti i grassi di origine vegetale, mentre quelli di tipo animale andrebbero limitati a non più dell’8%. Questo perché, ormoni sessuali come gli estrogeni, e il progesterone vengono prodotti a partire da substrati lipidici e svolgono la loro funzione se trovano un substrato lipidico nel nostro corpo. Di conseguenza, al fine di limitarne l’azione, è consigliabile controllare l’introito di grassi tramite l’alimentazione e perdere massa grassa, qualora sia in eccesso.

<<In concreto, quindi, quali alimenti evitare o preferire rispetto ad altri nella nutrizione del paziente oncologico con tumore al seno?>>

Alimentazione e tumore: cosa preferire
Oltre all’appunto sul moderare il consumo dei grassi e di prestare attenzione alla loro qualità, la letteratura scientifica ha dimostrato l’esistenza di micronutrienti funzionali per il tumore al seno. Tra questi, i più importanti, sono gli isotiocianati – composti fitochimici presenti nella famiglia delle crucifere – quindi broccoli, cavolfiori e verze. Questi isotiocianati, in particolare quelli del broccolo, contrastano lo stress ossidativo e a differenza di altre molecole anti cancerogene che si trovano in frutta e verdura, ostacolano il metabolismo degli estrogeni, modificandone la struttura chimica ed impedendone la loro azione (rallentando quindi la crescita tumorale). Sono pertanto molto importanti ed il loro consumo è raccomandato sia nella fase di prevenzione che in corso di tumore.
Oltre ai broccoli, sono stati individuati effetti positivi legati al consumo di frutti rossi – fragole, lamponi, mirtilli e melograni – delle carote e dei semi di Chia (per la presenza di omega tre). Infine, il consumo di The verde è raccomandato soprattutto nella fase di prevenzione.

Alimentazione e tumore: cosa evitare
Per quanto riguarda gli alimenti da evitare, la letteratura scientifica non dà indicazioni circa la necessità di evitare un particolare tipo di alimento, ad eccezione del consumo di carne rossa trasformata – affettati e salumi. C’è infatti una correlazione diretta tra un consumo eccessivo di insaccati e l’insorgenza di tumori, con particolare riferimento al carcinoma del colon-retto. Andranno quindi consumati su base mensile o meglio ancora evitati del tutto.
Quindi, rispondiamo subito alla domanda: la carne rossa fa male? In riferimento alla carne rossa, al contrario di ciò che si pensa, non c’è evidenza scientifica tra il suo consumo e l’insorgenza di tumore alla mammella. Tuttavia, il consiglio è quello di limitarne l’introito ai 200-300 grammi settimanali prestando particolare attenzione alla modalità di cottura – andrebbe prediletta la cottura al vapore o in padella, piuttosto che la cottura alla brace (che facilita lo sviluppo degli IPA – idrocarburi policiclici aromatici – composti con potenzialità cancerogene).

Alimenti sì, ma con attenzione: alimentazione e cancro
Per quanto riguarda il consumo di latticini – formaggi, latte e derivati – non esiste evidenza scientifica di una correlazione legata all’insorgere del cancro al seno. Tuttavia, va fatta una distinzione a livello geografico: le popolazioni che infatti sono abituate al consumo di latticini non presentano un aumento di rischio nel contrarre questo tumore. Uno studio del 2019 dimostra infatti come la popolazione britannica (quindi del Nord Europa), nonostante consumi mediamente più di tre porzioni di latticini al giorno non presenti un rischio più elevato di contrarre il tumore al seno. D’altro canto, la correlazione tra consumo di latticini e aumentata probabilità sussiste per le popolazioni asiatiche. Questo aspetto è particolarmente legato alla funzione del microbioma intestinale il quale è responsabile del completamento della nostra digestione. Il cibo, infatti, ha la capacità di selezionare determinate specie batteriche, responsabili della digestione di particolari alimenti e molecole. Va da sé, quindi, che le popolazioni asiatiche, avendo abitudini alimentari molto diverse da quelle occidentali, hanno selezionato nel tempo microrganismi differenti dai nostri, i quali sono abituati a cibi diversi. Non c’è quindi da stupirsi se molte indicazioni nutrizionali sono diverse in base alla geografia.

<<Per quanto riguarda la soia?>>

La soia è particolarmente dibattuta in riferimento ai tumori al seno perché contiene i fitoestrogeni – ossia estrogeni di origine vegetale, molto simili a livello chimico ai nostri estrogeni, quindi a quelli animali. In corso di tumore al seno vanno evitati tutti gli integratori a base di soia, in quanto, contenendo una concentrazione di fitoestrogeni molto elevata (non comune nel cibo) diventano potenzialmente pericolosi in caso di tumore estrogeno dipendente. D’altro canto, non vi sono evidenze scientifiche tra il consumo di soia come alimento e l’insorgere di tumore mammario. Anzi, si è visto che il consumo di soia può essere protettivo, soprattutto nelle popolazioni abituate al consumo di questo alimento, come ad esempio, le popolazioni asiatiche, mentre per le altre popolazioni si raccomanda un consumo di soia non maggiore del 30% al giorno.

<<In generale, che supporto può dare la nutrizione oncologica ad un paziente in fase di terapia?>>

Il ruolo del nutrizionista è importante, in primis, per prevenire la malnutrizione, condizione che colpisce circa il 75% dei pazienti oncologici e se non corretta può degenerare in cachessia. Inoltre l’aspetto nutrizionale diventa fondamentale in corso di terapia, per contrastare gli effetti indesiderati delle terapie farmacologiche come ad esempio nausea, perdita di appetito, alterazione del gusto e difficoltà a deglutire. Questo è importante al fine di limitare deficit nutrizionali e migliorare la qualità di vita del paziente sia in corso di tumore, che per accelerare la ripresa nel post-intervento, meglio ancora se in affiancamento alla figura medica (vedasi somministrazione di integratori).

Un consiglio per i nostri lettori

Non sottovalutate l’enorme potere curativo del cibo, così come l’importanza di affidarsi sempre a professionisti qualificati e competenti.

 

CONTATTI:
Centro Salute Althea, via Marighetto 30, a Trento sud – per il mio studio, dove opero anche insieme ad un team multidisciplinare supportato da due psicologhe cliniche (psico-oncologa e sessuologa) due fisioterapiste, in particolare una esperta in riabilitazione linfologica, oncologica e senologica e una fisioterapista esperta in riabilitazione del pavimento pelviche, infine due professioniste che operano nel campo olistico.
ANVOLT di Trento; Via della Prepositura 32
– Email: nutrizionista.diotallevi@gmail.com
– Cellulare: 3497247017

BIBLIOGRAFIA:
– De Cicco P, Catani MV, Gasperi V, Sibilano M, Quaglietta M, Savini I. Nutrition and Breast Cancer: A Literature Review on Prevention, Treatment and Recurrence. Nutrients. 2019 Jul 3;11(7):1514. doi: 10.3390/nu11071514. PMID: 31277273; PMCID: PMC6682953.
– Kakkoura MG, Du H, Guo Y, Yu C, Yang L, Pei P, Chen Y, Sansome S, Chan WC, Yang X, Fan L, Lv J, Chen J, Li L, Key TJ, Chen Z; China Kadoorie Biobank (CKB) Collaborative Group. Dairy consumption and risks of total and site-specific cancers in Chinese adults: an 11-year prospective study of 0.5 million people. BMC Med. 2022 May 6;20(1):134. doi: 10.1186/s12916-022-02330-3. PMID: 35513801; PMCID: PMC9074208.
– Watling CZ, Kelly RK, Dunneram Y, Knuppel A, Piernas C, Schmidt JA, Travis RC, Key TJ, Perez-Cornago A. Associations of intakes of total protein, protein from dairy sources, and dietary calcium with risks of colorectal, breast, and prostate cancer: a prospective analysis in UK Biobank. Br J Cancer. 2023 Sep;129(4):636-647. doi: 10.1038/s41416-023-02339-2. Epub 2023 Jul 5. PMID: 37407836; PMCID: PMC10421858.

 

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