Come la psicologia può aiutarci ad interagire?

Rubrica dell'esperto Marzo 2023
Come la psicologia può aiutarci ad interagire?

Ci sono parole semplici per comunicare anche notizie pesanti. Uno psicologo può essere utile nel momento in cui una famiglia si trova ad affrontare situazioni delicate o c’è la necessità di comunicare notizie sensibili.

Oggi iniziamo ad affrontare il tema della comunicazione con la dott.ssa Psicologa Marta Pradel.

Dottoressa Marta Pradel, potrebbe raccontarci in breve il suo percorso professionale?

Ho frequentato l’università a Padova, indirizzo Psicologia dello sviluppo e dell’educazione.

Grazie ai tirocini che ho svolto durante gli anni della laurea, ho avuto la possibilità di interfacciarmi con il mondo dei disturbi del neurosviluppo e con il tema del sostegno alla genitorialità. Ho continuato a formarmi, inizialmente con l’obiettivo di lavorare soprattutto con genitori, bambini e ragazzi. Dopo l’inizio della scuola di specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale mi sono affacciata anche al mondo degli adulti.

Ci descriverebbe il ruolo dello psicologo quando si tratta di comunicare notizie delicate? 

Uno psicologo può essere utile nel momento in cui una famiglia si trova ad affrontare situazioni delicate o c’è la necessità di comunicare notizie sensibili. Ci sono famiglie che riescono, con parole semplici, a comunicare anche notizie pesanti. Altre persone invece fanno fatica, pensano che nascondere, non dire o banalizzare possa essere meno doloroso e faticoso. A volte si pensa che il “non dire”, aiuti la persona stessa a distanziarsi dalla gravità della situazione che sta vivendo.

A seconda del target e della problematica, l’intervento di un professionista aiuta a trovare delle modalità per condividere la situazione specifica con le persone coinvolte. Attraverso la ricerca delle parole giuste, adatte all’età, adatte alla situazione familiare o personale. In caso di maggiori difficoltà, la comunicazione può avvenire anche durante una seduta in studio, ma è necessario che sia la persona coinvolta ad informare i propri familiari.

Quali problematiche vi trovate più spesso ad affrontare?

Nel sostegno alla genitorialità spesso l’aiuto fornito riguarda il “riordinare” la modalità comunicativa, prima tra gli adulti stessi e poi con i bambini.

Si parte dalla coerenza e chiarezza dei concetti tra genitori, per poi esprimerli ai figli, come per esempio: far rispettare le regole oppure riuscire a gestire momenti di crisi o emozioni forti, come ansia o comportamenti problematici.

Quando il sostegno è per gruppi, le richieste sono invece inerenti alla comunicazione in senso stretto, come trasmettere notizie o informazioni, come rispondere ad attacchi e critiche, come gestire momenti di difficoltà.

Come affrontare il tema delicato di un tumore (alla mammella o altri) con la famiglia?

Un tema delicato si affronta coinvolgendo i vari membri della famiglia, non tutti allo stesso modo (una persona preferisce coinvolgere maggiormente il marito/compagno rispetto ad altri famigliari o genitori). È fondamentale informare le persone vicine, anche se con diversi livelli di comunicazione e in momenti diversi, se necessario.

Le informazioni vanno tarate a seconda dell’interlocutore: ad un bambino inizialmente si dirà che la mamma non sta molto bene e dovrà per un po’ di tempo fare dei controlli in ospedale. Successivamente andrà comunicato qualcosa in più, seguendo le fasi della malattia e della terapia, soprattutto se queste porteranno dei cambiamenti anche a livello fisico della persona.

La possibilità di parlare con un psicologo a quali benefici potrebbe portare?

Alleggerire un po’ il carico di pensieri e preoccupazioni è sicuramente il primo beneficio che si può ottenere nel condividere con un professionista la propria condizione di salute. Le procedure mediche hanno chiaramente carattere di priorità e di urgenza, ma il supporto emotivo è altrettanto fondamentale per riuscire a essere sufficientemente sostenuti in un momento così delicato e difficile, in cui si rompono equilibri, ruoli e molto altro.

Dal momento della comunicazione della diagnosi, è necessario che si attivi una rete di supporto familiare/amicale: la donna coinvolta può sentire la necessità di delegare alcune parti del suo carico quotidiano (gestione di figli, faccende di casa, responsabilità di altro tipo) al compagno/marito, che dovrà riuscire ad essere più attivo e coinvolto.
Va compresa anche la volontà di mantenere alcune attività, che siano il lavoro o una parte dei compiti familiari, supportandola in altri ambiti dove il marito/compagno può intervenire in modo maggiormente preponderante.
I tempi di accettazione della diagnosi sono differenti per ogni persona, come le reazioni: ci si può trovare a dover condividere del tempo con una moglie/compagna che improvvisamente si chiude in sè stessa e piange, o con una persona che in modo opposto cerca in tutti i modi di reagire e combattere facendo tutto ciò che le energie le concedono, talvolta anche per “non pensare”.
E’ fondamentale rispettare le necessità e i silenzi, tollerando il cambiamento nel tipo di interazione, chiedere di cosa la donna ha bisogno, supportarla durante il percorso concordando insieme quando c’è la volontà di avere persone vicine e soprattutto quali persone scegliere.

Condividere le informazioni di salute della persona amata con i familiari è importante, per garantire un maggior supporto e un ausilio esterno. Inoltre, va sempre concordato chi coinvolgere in modo attivo, in modo che la donna scelga chi sente più vicino e più supportivo in questo momento delicato.

RIFERIMENTI Marta:
sito web: https://studiopsicologialaquilone.it/

Cell.: 3273794033

Email: info@studiopsicologialaquilone.it

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