Dopo il tumore al seno, quali screening fare?

Prevenzione Ottobre 2023
Dopo il tumore al seno, quali screening fare?

Siamo quasi giunti al termine dell’ottobre rosa, il mese rivolto alla prevenzione contro il tumore al seno. Non ci stuferemo mai di dire quanto sia importante prevenire e quindi seguire semplici procedure come l’autopalpazione o partecipare agli screening organizzati dal sistema sanitario nazionale, come la mammografia.

Ben ritrovati a tutte e tutti nella nostra rubrica di approfondimento di ONEBra.

Siamo quasi giunti al termine dell’ottobre rosa, il mese rivolto alla prevenzione contro il tumore al seno. Non ci stuferemo mai di dire quanto sia importante prevenire e quindi seguire semplici procedure come l’autopalpazione o partecipare agli screening organizzati dal sistema sanitario nazionale, come la mammografia.

Ma come si svolge la prevenzione in pazienti che hanno già ricevuto una diagnosi di tumore al seno?

Ovviamente è essenziale condurre esami di controllo successivi all’intervento al seno per valutare lo stato di salute della paziente, il suo progresso nella guarigione e il rischio di ricaduta.

La pratica del monitoraggio post-trattamento, il cosidetto follow-up, sta diventando sempre più importante ed è percepita come essenziale sia dagli oncologi, che investono notevoli risorse in questo processo, sia dai pazienti, che affrontano con speranza e ansia le visite e gli esami successivi.
Diciamo ansia perché le pazienti sono spesso preoccupate per la ricomparsa della loro patologia durante la gestione della fase post operatoria. Per questo motivo, è fondamentale poter contare anche sul supporto psicologico da parte di un professionista qualificato, che è responsabile di assicurarsi che la paziente si senta tranquilla e sicura. Ci sono alcuni programmi che mettono a disposizione questi servizi come SenoClinic di Roma (leggi qui), oppure rivolgiti alle Breast Unit della tua azienda ospedaliera o ad associazioni come Lilt/ADOS del tuo territorio.

Frequenza delle visite di follow-up post-operatorie al seno

La frequenza e la natura delle visite di follow-up dipendono dalle condizioni generali della paziente, dalla tipologia e dallo stadio del cancro, ma lo scopo principale è rilevare precocemente una possibile ricomparsa della malattia. Di solito, secondo le linee guida generali:

  • nei 2 anni successivi all’intervento: un controllo ogni tre o sei mesi (tra i 2 e i 4 controlli l’anno);
  • dal 3° anno al 5° anno: un controllo svolto a cadenza semestrale (non più di 2 volte l’anno);
  • dal 5° anno: un controllo annuale (se non ci sono particolari criticità)

Quali sono le tipologie di controlli post operatori?

Ci sono una serie di controlli ai quali la paziente si può sottoporre:

  • visita senologica (esame clinico delle mammelle e dei cavi ascellari);
  • visita ginecologica (alcune tipologie di tumore al seno sono collegate ai tumori ginecologici quindi è bene fare dei controlli specifici in base alla propria situazione specifica);
  • esami del sangue, per individuare eventuali marcatori tumorali indici di recidive;
  • esami radiologici del seno:
    • ecografia mammaria:
    • mammografia;
    • tomosintesi, ovvero una mammografia in 3D che analizza la mammaella a strati e che è capace di individuare tumori di piccole dimensioni;
    • risonanza magnetica della mammella;
    • TAC mammaria;Ci sono una serie di controlli ai quali la paziente si può sottoporre:
      • visita senologica (esame clinico delle mammelle e dei cavi ascellari);
      • visita ginecologica (alcune tipologie di tumore al seno sono collegate ai tumori ginecologici quindi è bene fare dei controlli specifici in base alla propria situazione specifica);
      • esami del sangue, per individuare eventuali marcatori tumorali indici di recidive;
      • esami radiologici del seno:
        • ecografia mammaria:
        • mammografia;
        • tomosintesi, ovvero una mammografia in 3D che analizza la mammaella a strati e che è capace di individuare tumori di piccole dimensioni;
        • risonanza magnetica della mammella;
        • TAC mammaria;

      Le persone che hanno subito una mastectomia o una ricostruzione mammaria non si sottopongono a mammografia, poichè la protesi di silicone impedisce il corretto svolgimento dell’esame, ma solitamente si sceglie di eseguire un’ecografia mammaria o una risonanza magnetica per monitorare il quadro clinico della paziente.

      Ci sono una serie di accortezze da seguire specialmente per chi ha effettuato una ricostruzione:

      • per esempio, se si percepisce della rigidezza dopo la ricostruzione potrebbe essere una contrattura capsulare. La contrattura capsulare si verifica quando la capsula di tessuto cicatriziale che si forma normalmente attorno all’impianto dopo l’intervento chirurgico si indurisce. Può essere piccolo e appena percettibile, oppure può diventare molto doloroso e distorcere la forma del seno. In questo caso sarà necessaro effettuare una risonanza magnetica (MRI) al seno.
      • Si consiglia di sottoporsi a uno screening MRI per verificare l’eventuale rottura della protesi durante i primi cinque o sei anni dopo la ricostruzione della protesi mammaria e successivamente ogni due o tre anni per il resto della vita. Se una protesi di silicone si rompe, il gel fuoriesce lentamente e potresti anche non rendertene conto.

      È importante sottolineare che le raccomandazioni specifiche per gli screening di follow-up variano da paziente a paziente e devono essere discusse in dettaglio con il team di cura del cancro. La frequenza e il tipo di screening saranno influenzati da fattori come la tipologia e lo stadio iniziale del cancro, il trattamento ricevuto e la risposta al trattamento. Le linee guida mediche possono anche essere soggette a cambiamenti nel tempo, quindi è fondamentale mantenere una comunicazione aperta con il medico curante per ottenere le raccomandazioni più aggiornate.

      Ringraziamo Jessica di @chetiseimessaintetta per la collaborazione nella stesura di questo articolo.

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