Fisioterapia e tumore al seno: quali sono i trattamenti più comuni?

Rubrica dell'esperto Settembre 2023
Fisioterapia e tumore al seno: quali sono i trattamenti più comuni?

Per la Rubrica dell’esperto di settembre vi presentiamo Elena Bettega, fisioterapista, che durante la sua formazione ha incontrato donne operate di tumore al seno. Incontro che ha influenzato il suo percorso, permettendole di specializzarsi in fisioterapia viscerale. In questa intervista ci aiuta a capire l’importanza di un corretto trattamento fisioterapico.

Dott.ssa Elena, ci racconti la tua formazione?

Sono Elena Bettega e svolgo la professione di fisioterapista. Nel 2005, presso l’Università di Padova, ho ottenuto la laurea in fisioterapia e nel 2007, dopo un breve percorso come dipendente, ho deciso di dedicarmi alla libera professione. Come formazione post-universitaria, oltre alla laurea triennale, ho acquisito un Master di specializzazione in “Terapia manuale e riabilitazione muscoloscheletrica” sempre presso l’Università di Padova. Successivamente ho preso parte a diversi corsi di formazione tra i quali i più importanti sono: nel 2015, un secondo Master presso l’Università di Lugano in “Fisioterapia sportiva” e un terzo Master, nel 2020, in “Qualità a rischio clinico e sicurezza delle cure” presso l’Università di Verona.

Come sei entrata in contatto con le donne operate di tumore al seno?

Da anni, in qualità di libera professionista, seguo anche donne operate di mastectomia.

Nel corso del mio percorso di laurea, infatti, durante il tirocinio formativo del secondo anno presso l’Ospedale Sant’Antonio di Padova (della durata di quasi due mesi) ho avuto modo di focalizzarmi sulla fisioterapia viscerale, pratica che si occupa anche di linfodrenaggio, riabilitazione respiratoria e cardiologica. Il fisioterapista che mi affiancava come tutor del mio gruppo era, tra l’altro, un docente del metodo Vodder: uno dei metodi più conosciuti di linfodrenaggio e che io utilizzo anche oggi per le donne operate di tumore al seno che soffrono di linfedema all’arto superiore. Il nostro tutor ci propose, nello specifico, uno “scambio” molto proficuo per noi studenti in formazione: lui ci avrebbe insegnato il metodo Vodder in maniera completa, mentre noi, al pomeriggio, avremmo dato supporto ai terapisti che trattavano le donne operate di tumore al seno. Si è trattato di una vera e propria opportunità perché noi partecipanti riuscimmo ad apprendere un metodo e una pratica, che al giorno d’oggi richiederebbe un corso molto specifico. Ricordo ancora la signora che mi venne affidata in trattamento, con lei si creò un rapporto veramente umano e speciale che continuò per anni. Il nostro è un lavoro speciale, ti permette di entrare in contatto davvero profondo con le persone. Una fortuna che davvero pochi altri professionisti, in particolare coloro che erogano prestazioni più puntuali, non hanno.

Di cosa ti occupi nello specifico?

In particolare, in riferimento alle donne operate al seno, mi occupo sia di linfedema sia di trattamento della cicatrice chirurgica, altro aspetto importante e spesso tralasciato. Mi capita infatti di trattare donne con iperalgesia cicatriziale anche a distanza di anni dall’intervento e quasi per caso: che quindi accedono al mio studio per altri motivi e, durante l’anamnesi o durante il trattamento specifico, mi rendono consapevole del loro “senso di fastidio” dato dalla presenza della cicatrice (post-intervento di mastectomia). In questo specifico scenario, qualche seduta di trattamento di desensibilizzazione cicatriziale (con tecniche di vibrazione e immobilizzazione della cicatrice) sono per me sufficienti per ovviare la problematica e permettere a queste donne di tornare ad indossare il reggiseno, con delle ripercussioni sensibili sulla loro qualità di vita.

Ci sono anche degli esercizi che suggerisci di fare?

Sì, ci sono anche degli esercizi. La donna operata al seno può essere soggetta a tre scenari clinico/funzionali diversi, che possono presentarsi singolarmente o anche in contemporanea:

  • Linfedema: quindi del gonfiore all’arto con le complicanze ad esso correlate
  • Esiti cicatriziali e quindi dolore ed aderenze indotti dalla cicatrice
  • Ipomobilità articolare o disfunzioni di movimento acquisite per aderenze più o meno profonde sia chirurgiche che conseguenti ad un utilizzo limitato dell’arto

Le terapie possono pertanto essere manuali o essere correlate alla prescrizione di esercizi da effettuare a casa in auto trattamento. Da notare che l’esercizio non è un aspetto semplice da prescrivere e da gestire: va ben dosato e va prescritto solo se la donna ha modo, da sola, di eseguire questi esercizi in autonomia (ed esempio potrebbe non avere il tempo sufficiente da dedicare alla ginnastica e questo può risultare in una frustrazione). E’ sempre bene raccogliere, durante l’anamnesi, informazioni sullo stile di vita e sugli scenari familiari e sociali della donna, e più in generale di tutti i pazienti, per non incorrere nell’errore di essere anche noi, con le nostre richieste terapeutiche inapplicabili, fonte di ulteriore disagio. Nel caso di assenza di tempo per fare esercizi specifici ci sono altre attività che possono essere proposte alla donna come ad esempio una bella camminata, sicuramente più efficace di un bel protocollo di esercizi mirati che poi rimarranno inevitabilmente in un cassetto.

Com’è nato il tuo poliambulatorio?

Il mio progetto nasce da un senso deontologico ed etico della pratica della fisioterapia in riferimento al mio specifico campo. È infatti importante dare al paziente delle risposte, in termini di prestazioni, basate su esiti veri di salute. Non sempre i volumi (ovvero la quantità di prestazioni sanitarie) sono direttamente correlati a dei veri esiti di salute, anzi spesso è l’esatto contrario. L’esito di salute è una misura di salute diretta alla persona, di uno stato di benessere globale delle persone stesse. È importante quindi che si crei una rete di professionisti in grado di dare al paziente un percorso ad hoc, PDTA (percorso diagnostico terapeutico appropriato), ovvero in grado di prendere in carico il paziente e di accompagnarlo attraverso il suo percorso di diagnosi e cura al fine di condurlo ad una nuova e migliore condizione di salute. La mia idea è quindi quella di aprire un piccolo poliambulatorio ad alta affidabilità, quindi un’organizzazione precisa e puntuale, una rete in cui il paziente possa sempre essere re-inserito in ambito pubblico così da garantire un welfare pubblico (creando quindi un network con le strutture pubbliche). Ad esempio, esistono strumenti ad oggi poco utilizzati, come l’Intramoenia allargata: si creano convenzioni con alcuni ospedali pubblici in cui il medico di un determinato reparto fa l’intramoenia (prestazione sanitaria privata), non in ospedale, ma nel poliambulatorio privato. Il cittadino può, in questo modo, avere un accesso alla prestazione a pagamento vicino a casa (ad esempio, nello specifico caso della popolazione del Primiero, in provincia di Trento, l’ospedale più vicino è a 30km di distanza) non va poi dimenticato che il medico o più in generale il professionista ospedaliero, dà migliori garanzie di appropriatezza rispetto ai professionisti privati. La cultura generale che negli anni si è instaurata è quella che il privato è meglio, ma non è di fatto sempre così. Io sono una professionista che per diversi motivi, che non sto qui ad elencare, ha deciso di lavorare come privato ma credo fermamente che il nostro sistema di welfare pubblico vada sostenuto ed aiutato e non disintegrato.

La neonata società che andrà a gestire la mia e spero in futuro le altre strutture di questo tipo si chiama Poliade Srl, una società benefit che mira ad un’utilità sociale. Il nome deriva dal significato dato dai Greci alla parola poliade: divinità che proteggevano le comunità. Con questo appellativo, ci tengo quindi a richiamare l’idea di una società il cui obiettivo principe è quello di creare valore tra le comunità in cui opera, in modo etico, sostenibile e deontologico in un ambito quello sanitario dove i valori predetti hanno più che mai una funzione sostanziale.

Prossimo appuntamento da segnare in agenda

Il 7 ottobre 2023, ONEBra ed Elena Bettega parteciperanno al Bell’Essere donna, evento che quest’anno si terrà a Belluno (questa sarà la seconda edizione, la prima si è svolta l’anno scorso ad Imer – TN). Si tratta di un’intera giornata dedicata al sostegno di donne operate al seno in cui tanti professionisti diversi si metteranno insieme per poi andare sul territorio. Un’occasione unica per incontrare una rete complessa di specialisti.

L’obiettivo dell’evento è infatti e di fare formazione, creando cultura per quelle donne operate di tumore al seno e di creare un network e quindi delle connessioni tra i professionisti coinvolti.

CONTATTI:

E-Fisio Studio specializzato di Fisioterapia Primiero-Feltre

Viale Piave, 18, 38054 San Martino di Castrozza TN, Italia

Tel. 0439 725270
Cell. 348 660 9070

Instagram: @studiobettegafkt (E- Fisio)
Facebook: @E-fisio

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