I benefici delle terapie complementari durante i percorsi di cura oncologici

Rubrica dell'esperto Dicembre 2024
I benefici delle terapie complementari durante i percorsi di cura oncologici

Nell’approfondimento di oggi riguardo le terapie complementari durante le cure oncologiche, ONEBra si è rivolta alla Dott.ssa Paola Giordano Sciacca, specialista in oncologia integrata presso l’ospedale di Merano.
Di seguito trovi l’intervista completa, inizia subito a leggere!

Dott.ssa Sciacca, qual è stato il suo percorso formativo?

Ho conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 2002, e subito dopo ho intrapreso la specializzazione in Oncologia medica presso l’Università La Sapienza di Roma, che ho completato nel 2006.

Dopo 12 anni di lavoro in pronto soccorso ad Udine, ho scoperto un profondo interesse per la psicoterapia psicosomatica.

Questa esperienza mi ha aperto nuovi orizzonti verso una medicina più completa ed integrata, spingendomi a conseguire una seconda specializzazione proprio in questa disciplina.

Ora lavoro all’ospedale di Merano, dove, da circa un anno e mezzo, mi dedico all’Oncologia integrata e alle Terapie complementari.

Il mio obiettivo è affiancare le cure tradizionali come chemioterapia, radioterapia e chirurgia a trattamenti di supporto, per migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici e rendere il loro percorso di cura il più completo possibile.

Inoltre sono referente ARTOI (Associazione di ricerca per le terapie Oncologiche integrate) per la regione Friuli Venezia Giulia, fondata dal Professor Massimo Bonucci.

Ci spieghi cosa sono le terapie complementari, relativamente alle cure oncologiche

Le terapie complementari sono trattamenti che si affiancano alle cure convenzionali, soprattutto in oncologia, per sostenere il paziente durante il percorso di cura.

A differenza delle medicine alternative, le terapie complementari non sostituiscono le cure mediche tradizionali, ma le integrano, con l’obiettivo di migliorare le condizioni generali e ridurre gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche.

Tra queste, l’agopuntura è molto efficace per alleviare sintomi come nausea, dolore e la polineuropatia da farmaci, supportando il paziente sia a livello fisico che psicologico.

Un altro esempio è la micoterapia, che impiega funghi medicinali per rafforzare il sistema immunitario, particolarmente indebolito dalle terapie oncologiche.

I funghi provengono dalla tradizione orientale, ma sono studiati anche in Europa per il loro ruolo nel sostegno immunitario e nella gestione degli effetti collaterali.

Infine, l’ipertermia oncologica rappresenta una tecnica di supporto che utilizza la radiofrequenza per aumentare la temperatura delle cellule tumorali, favorendo la loro distruzione attraverso l’apoptosi, ovvero la morte cellulare programmata, che limita la progressione del tumore.

Rafforza inoltre la sorveglianza immunitaria e riduce la soglia di percezione del dolore stimolando il rilascio di endorfine endogene che esercitano un effetto benefico migliorando anche l’umore del paziente.

Le terapie complementari, quindi, rappresentano un supporto prezioso per chi affronta un percorso oncologico, integrando le cure tradizionali con percorsi che aiutano il corpo a reagire meglio al trattamento, a ridurre il dolore e a migliorare la qualità di vita complessiva.

Le terapie complementari per i percorsi di cura oncologici che ha elencato hanno a loro volta degli effetti collaterali?

Quando si parla di terapie complementari in oncologia, una domanda comune è se abbiano effetti collaterali.

In prima battuta, terapie come la fitoterapia e la micoterapia non presentano effetti collaterali noti, ma esistono delle cautele.

Ad esempio, alcune piante fitoterapiche – come l’Echinacea, l’erba di San Giovanni e il pompelmo, ecc. (Fasinu 2019) – possono interferire con i chemioterapici, riducendo l’efficacia.

Queste non sono vere e proprie controindicazioni, ma interazioni farmacologiche che richiedono attenzione, specialmente in chi segue trattamenti convenzionali.

Anche l’ipertermia oncologica, pur essendo sicura, può causare lievi eritemi nella zona trattata. Tuttavia, i dispositivi moderni riducono al minimo questo rischio.

È comunque essenziale controindicare l’ipertermia su pazienti con dispositivi metallici interni o pacemaker, come si farebbe per la risonanza magnetica nucleare.

Per quanto riguarda l’agopuntura, non ha effetti collaterali specifici: essa lavora sui canali energetici per riequilibrare l’organismo, agendo anche sull’asse psico-neuro-endocrino-immunologico (PNEI), che collega mente e corpo.

Infine, la Mindfulness, che prossimamente sarà offerta ai pazienti del nostro servizio, garantisce ulteriori benefici per il sistema nervoso, favorendo uno stato di equilibrio psicofisico, fondamentale per i pazienti oncologici.

Dott.ssa Sciacca, come mai ha deciso di specializzarsi in medicina complementare?

Quando ho iniziato il mio percorso di specializzazione, mi sono dedicata all’oncologia medica: una disciplina che mira alla cura dei tumori attraverso il trattamento dell’organo colpito.

Tuttavia, con il tempo, mi sono resa conto che questa visione era parziale.

Sentivo la mancanza di un approccio che considerasse anche la mente e le emozioni del paziente, elementi essenziali secondo le neuroscienze per un vero equilibrio mente-corpo.

Attraverso la mia formazione in psicoterapia psicosomatica, ho capito quanto sia importante non trattare il paziente solo come un insieme di organi malati, ma come un sistema complesso, in cui il corpo e la mente sono profondamente interconnessi.

Spesso, infatti, emozioni rimosse o esperienze traumatiche riaffiorano in modo dirompente durante la malattia, chiedendo di essere ascoltate ed integrate nel percorso di cura.

È stato questo desiderio di offrire un sostegno più completo che mi ha portato verso la medicina complementare, con un focus su l’oncologia integrata.

In questo approccio, non solo si lavora sul corpo, ma si valorizza anche l’aspetto psico-emotivo, utilizzando tecniche come la meditazione e la musicoterapia.

Queste pratiche aiutano il paziente a ritrovare un equilibrio profondo e a vivere il percorso di cura con maggiore serenità e consapevolezza.

Anche la musica, quindi, può essere terapeutica?

Mi ha sempre affascinato il potere della musica di influenzare le nostre emozioni, ma non avrei mai immaginato che potesse anche avere effetti terapeutici concreti.

Studi recenti, come quelli condotti dal Prof. Ventura all’Università di Bologna, hanno analizzato l’effetto di una frequenza particolare – i 432 hertz – scoprendo che questa può effettivamente avere benefici curativi (“sonocitologia”).

Grazie al lavoro del Prof. Emiliano Toso, biologo cellulare e musicista, si è potuta approfondire la connessione tra le onde sonore e le cellule umane, mostrando come la musica a questa frequenza possa aiutare il corpo a rilassarsi e favorire i processi di guarigione.

Un esempio concreto è l’uso di questa musica nel trattamento della fibromialgia.

Durante le sedute di Hemolaser presso l’ospedale di Merano, questa musica viene utilizzata per potenziare i benefici clinici, offrendo ai pazienti un sollievo più duraturo dal dolore.

I risultati suggeriscono che, grazie alla musica, il periodo di benessere post-trattamento si estende, permettendo una gestione più efficace dei sintomi.

Questa combinazione di terapia con radiazioni luminose e supporto musicale rappresenta un passo avanti importante nella gestione del dolore cronico, offrendo una nuova speranza a chi convive quotidianamente con questa patologia cronica.

Può approfondire la tecnica dell’Hemolaser?

Si tratta di una tecnica innovativa che ha radici nel Nord Europa, in particolare in Austria, ed è arrivata a Merano proprio grazie alla sua vicinanza geografica.

L’Hemolaser utilizza la luce laser per stimolare la guarigione e ha trovato applicazioni soprattutto nella dermatologia, favorendo la cicatrizzazione delle ferite.

Tuttavia, ciò che mi ha colpito di più è l’effetto di questa tecnologia sulla circolazione sanguigna e sull’infiammazione.

Nel nostro servizio, si utilizza l’Hemolaser come strumento per alleviare i sintomi della fibromialgia, una patologia che comporta un’infiammazione cronica e un’intensa percezione di dolore.

La luce laser agisce migliorando il microcircolo e riducendo l’infiammazione nel corpo, il che porta a una significativa riduzione del dolore.

Questa tecnologia non solo offre un sollievo fisico, ma anche un miglioramento della qualità della vita.

Quando propone questo tipo di terapie complementari quali sono le risposte dei pazienti? Sono terapie accettate con entusiasmo o con scetticismo?

Quando parlo con i miei pazienti riguardo le terapie complementari, noto che c’è un atteggiamento generale positivo, spesso alimentato dalle esperienze di chi si è già rivolto a noi.

Molti arrivano dopo essere stati raccomandati da altri pazienti che hanno trovato beneficio da questi trattamenti, il che crea una base di fiducia solida.

Tuttavia, non nego che ci sia anche una certa diffidenza, principalmente legata alla mancanza di un dialogo aperto tra i professionisti della medicina convenzionale e chi propone trattamenti complementari (CAM).

Questo scetticismo, più che riguardo la terapia in sé, nasce dal timore che l’approccio complementare possa essere visto come un ostacolo per i trattamenti tradizionali.

Nonostante ciò, posso affermare con certezza che i pazienti che scelgono di intraprendere queste terapie notano un miglioramento nella loro adesione ai trattamenti convenzionali, il che rende le testimonianze ancora più preziose.

Quando sento un paziente dire che la sua esperienza è stata positiva grazie a queste terapie, non posso che essere motivata a continuare su questa strada.

La forza delle testimonianze personali è il miglior antidoto contro lo scetticismo, e credo che, passo dopo passo, la medicina integrata troverà sempre più spazio anche nel panorama sanitario tradizionale come in altre regioni.

Dott.ssa Sciacca, rispetto alle pazienti con il tumore al seno lei ha qualche indicazione particolare?

Nel trattamento delle pazienti operate di tumore al seno, una delle pratiche che proponiamo è il Qigong, una tecnica mente-corpo che deriva dalla medicina tradizionale cinese.

Questo esercizio fisico, caratterizzato da movimenti lenti e delicati, si è rivelato particolarmente utile nel migliorare la compliance delle pazienti durante il periodo post-operatorio, contribuendo anche a ridurre l’edema che spesso si accumula nell’arto trattato chirurgicamente per lo svuotamento linfonodale.

Oltre agli effetti fisici, il Qigong ha anche un impatto positivo sulla distensione muscolare e sul rilassamento emotivo.

Le tensioni muscolari che spesso accompagnano il recupero fisico sono, infatti, legate anche a tensioni emotive che il Qigong aiuta a sbloccare, favorendo una migliore qualità della vita attraverso la riattivazione del corpo energetico.

Non solo le pazienti sottoposte a trattamenti chirurgici traggono beneficio, ma anche quelle che hanno affrontato terapie oncologiche particolarmente impegnative.

Per quanto riguarda la logistica, il Qigong non è praticato direttamente all’interno dell’ospedale, ma inviamo le pazienti in strutture esterne specializzate.

La domanda è tale che, ora, si stanno organizzando corsi anche all’interno dell’ospedale stesso.

La tecnica, infatti, sta dimostrando di essere così efficace che l’interesse è cresciuto al punto da rendere necessario l’ampliamento dell’offerta.

Questo trattamento sta diventando una risorsa sempre più preziosa per chi affronta il difficile percorso contro il tumore al seno e nel paziente oncologico in generale.

Se i nostri lettori volessero usufruire dei vostri servizi o per avere più informazioni, condividerebbe i suoi contatti con noi?

Siamo qui per accogliervi.

Trattiamo molti pazienti che provengono da altre provincie e altre regioni.

Crediamo che ogni persona abbia il diritto di scegliere liberamente trattamenti che possano supportare il proprio benessere durante impegnativi percorsi di cura.

Offriamo la possibilità di una prima visita senza bisogno di impegnativa da parte del medico curante.

Basta chiamare la segreteria per fissare un appuntamento, dove un medico specializzato vi indirizzerà verso il trattamento complementare più adatto al vostro caso.

Tra i trattamenti disponibili di cui abbiamo parlato, più recentemente è stato introdotto un programma innovativo per la gestione degli effetti collaterali della chemioterapia, in particolare per chi soffre di lesioni dermatologiche supportato da APEO.

Per fissare un appuntamento, potete contattare la segreteria del servizio di medicina complementare della SABES di Merano.

La segreteria è disponibile telefonicamente dalle 8:30 alle 12:00, ma se preferite, potete anche inviare una mail per richiedere un incontro.

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