Intervista a Denis Verrini

Da donna a donna Marzo 2023
Intervista a Denis Verrini

Il mese di marzo è per definizione associato ad uno dei momenti più importanti per noi donne: la Festa della Donna, una giornata, riconosciuta a livello internazionale, dedicata alla commemorazione e al ricordo delle conquiste sociali, politiche ed economiche del genere femminile nel corso della storia.La testimonianza a cui abbiamo scelto di rivolgerci questo mese per la rubrica “Da donna a donna” è quindi quella di una figura molto interessante: Denis Verrini, Presidentessa dell’Associazione Ados di Pavia.

<<Denis, potresti raccontare brevemente la tua storia ai nostri lettori/lettrici?>>

In primis, ci tengo a precisare che oltre ad essere Presidente dell’Associazione Donne Operate al Seno di Pavia sono, innanzitutto, una di quelle donne che, nel corso della propria vita, si è trovata faccia a faccia con il tumore alla mammella, diagnosticato nel 2004.
In quel periodo, in Italia, stanno nascendo le prime Breast units: centri multidisciplinari di senologia il cui obiettivo è garantire assistenza e supporto a chi affronta un tumore al seno.
Da qui, la decisione di affidarmi in toto al Policlinico San Matteo di Pavia, seguendo scrupolosamente tutto l’iter suggeritomi dall’equipe medica ed in particolare dalla Dott.ssa Sgarella. Dal momento in cui inizio a seguire il percorso per la lotta al cancro realizzo che fino a quel momento, complici lavoro e famiglia, mi sono trascurata (nella concezione di dedicare del tempo a me stessa). Ascoltando quindi i messaggi che il mio corpo mi mandava, decido di iniziare a prendermi cura di me, dedicandomi alle mie attività preferite: come le passeggiate in campagna, circondata dalla natura.
Ritagliare una parte del mio tempo per me stessa mi ha permesso di affrontare con più forza le cure (molto pesanti, soprattutto perché all’epoca tecniche e strumenti erano più arretrati rispetto a quelli odierni) a cui sono stata sottoposta e, una volta guarita, mi ha aiutata nel riappropriarmi della mia vita: riprendendo a lavorare e ad occuparmi dei miei cari.
È altresì vero che, dopo aver riconquistato il mio tempo, continuo a concedermi, ancora oggi, alcune piccole coccole a cui mi sono abituata proprio nel corso della malattia: come il supporto domestico di una signora e di queste mie conquiste sono molto grata.

La nascita di ADOS

Nel 2007, tramite un’amica che era stata operata di cancro al seno l’anno precedente, vengo a sapere che, di lì a poco, a Pavia si sarebbe tenuta una riunione con la finalità di costituire un’Associazione di donne operate al seno (il tutto presieduto dalla Dott.ssa Sgarella). Se al principio non ero particolarmente convinta dell’idea, partecipando alle prime riunioni cambio presto opinione: comincio ad interessarmi all’Associazione il cui obiettivo era quello di garantire uno spazio sia alle donne operate che ai loro medici. Tra i soci fondatori troviamo infatti i medici del multidisciplinare, un ulteriore gruppo di medici e noi donne (per un totale di circa 30 persone).
Il punto di svolta della nostra Associazione, poi, rispetto a tante altre esistenti, è stato saper riconoscere l’importanza di coinvolgere nel gruppo, insieme al personale sanitario, donne operate di tumore. Il merito di questo va in particolare ai medici e soprattutto alla Dott.ssa Sgarella, lei stessa operata di cancro al seno. La presenza di noi donne, infatti, ha permesso la creazione, tra i partecipanti, di un rapporto sano fatto di scambi continui, in cui al racconto della propria testimonianza, si alterna un ascolto attivo. Ovviamente questo implica che, tra le donne facenti parte del gruppo, vi sia una forte consapevolezza del proprio vissuto, in riferimento e alla malattia e al percorso di cura ed una capacità nell’aver elaborato il proprio dolore: perché prima di riuscire ad ascoltare le difficoltà vissute dall’altro è necessario fare in primis chiarezza con se stessi.

<<Quali sono le attività a cui vi dedicate come associazione?>>

La prima attività che abbiamo avviato nel 2007 è stata una raccolta fondi tramite la vendita di primule e viole (era la prima domenica del mese di marzo). Il successo è stato tale che ancora oggi portiamo avanti la stessa iniziativa.
D’altro canto, il percorso dell’Associazione è stato un lavoro paziente in cui abbiamo messo nero su bianco le nostre idee realizzandole.
Dal 2012, ad esempio, ci stiamo impegnando nel portare avanti diverse attività di prevenzione. Abbiamo cominciato, all’epoca, portando le visite in piazza. Dallo scorso anno, poi, abbiamo inaugurato una collaborazione con ATS (Agenzia di Tutela della Salute della regione Lombardia, link qui) perché, confrontandoci con i nostri medici, abbiamo visto che lo screening è un’attività a cui solo in poche si sottopongono. Per questo abbiamo portato avanti diverse attività per cui, durante l’organizzazione di camminate o corse di gruppo, il team di ATS coinvolge i partecipanti nel: 1) trasmettere l’importanza di sottoporsi a screening di controllo 2) raccogliere le prenotazioni per gli stessi (dall’ecografia, all’HPV, al pap test fino alla mammografia).
L’obiettivo di quest’anno, quindi, è quello di continuare nella stessa direzione, ribadendo con convinzione quanto sia importante la prevenzione.
Altra attività che portiamo avanti è la distribuzione gratuita di parrucche per le pazienti oncologiche, appoggiandoci all’Associazione Cancro Primo Aiuto (link qui) per la fornitura delle stesse. Questa distribuzione avviene in diverse strutture sanitarie della Lombardia.
Ad ogni modo potete tenere traccia di tutte le nostre iniziative direttamente dal nostro sito, link qui.

Ci terrei quindi a chiudere quest’intervista sottolineando un concetto importantissimo. A volte ringrazio il cancro perché mi rendo conto che la malattia mi ha aiutata, insieme all’Associazione di cui ho deciso di entrare a far parte, a scoprire una nuova me. Il cancro mi ha permesso di esprimere alcune delle mie potenzialità fino ad allora rimaste silenti, mi ha consentito di uscire dalla mia zona di comfort andando oltre i miei limiti e sfidando luoghi comuni e barriere imposte dall’educazione ricevuta e dal mio background di partenza per capire finalmente gli infiniti scenari che avrebbero potuto definirsi davanti a me se solo avessi osato.

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