Intervista a Jessica Herman

Da donna a donna Giugno 2023
Intervista a Jessica Herman

La testimonianza a cui abbiamo dato voce per la rubrica di questo mese è quella di una donna forte, grintosa e determinata: Jessica Herman. Una donna che, a seguito di un intervento di mastectomia unilaterale, ha deciso di intraprendere una scelta insolita.

 

Conosciamo Jessica da vicino

<<Sono di origini Canadesi e da quasi vent’anni vivo nella città di Milano. Nella vita di tutti i giorni, sono una mamma ed una life coach. Un anno e mezzo fa, mentre eseguivo l’auto palpazione per controllare il seno, ho avvertito la presenza di un nodulo. Avendo avuto in passato diverse cisti al seno, il mio livello di preoccupazione non era alto. Di conseguenza, mi prenoto per un’ecografia al seno. Il tecnico, però, quando ha visto i risultati non si è sentito così sicuro che si trattasse di un’ulteriore ciste ed ha voluto quindi eseguire una biopsia. Questa ha evidenziato la presenza di due tumori benigni, chiamati filoide, di tre centimetri di diametro l’uno, che l’equipe medica mi ha consigliato di rimuovere subito (questo perché il tasso di crescita di questo tipo peculiare di tumori è davvero molto rapido). Nei sei mesi che trascorrono all’essere sottoposta ad intervento, mi accorgo però di un ulteriore nodulo sotto l’ascella ed avviso i medici. L’ecografia, d’altro canto, non rivela nulla in quella zona. L’equipe allora mi rassicura che avrebbe indagato meglio durante la fase di intervento di rimozione dei due tumori, procedendo con un’eventuale rimozione anche del nodulino di cui la stessa biopsia non era riuscita a rivelare maggiori dettagli. Purtroppo, quel piccolo nodulo era cancerogeno. Da qui, il consiglio di sottopormi a mastectomia unilaterale.>>

<<Come ti sei sentita tu di fronte a quella diagnosi?>>

<<Per me si è trattato di un vero e proprio shock, considerando che la stessa equipe medica non se lo aspettava. D’altro canto, visti i trattamenti a cui mi hanno sottoposta (che non prevedevano chemioterapia, né radio) mi sentivo abbastanza tranquilla, anche se comunque l’idea che da lì a poco sarei stata privata di una parte del mio corpo mi scombussolava abbastanza.
Prima di sottopormi ad intervento, comunque, decido di fare un po’ di ricerca sul mio tumore per capire se vi fossero trattamenti alternativi e, allo stesso tempo, reperire più informazioni sul mio cancro.>>

La decisione di non essere sottoposta a ricostruzione

<<È in questa fase che mi rendo conto che non mi sarebbe piaciuto per niente farmi ricostruire il seno una volta rimosso. Questo perché, nonostante l’intervento di ricostruzione venga spiegato dai medici come una prassi abbastanza semplice, si tratta di un’operazione il cui esito non è necessariamente positivo: sono diversi i casi in cui un solo intervento non è necessario per definire una corretta simmetria dei seni, ad esempio. Decido quindi di non sottopormi a ricostruzione: per l’incertezza legata all’utilizzo di protesi interna, il cui uso non è detto che non dia complicanze in futuro, soprattutto a livello personale. Di questo ne prendo conoscenza grazie ai feedback che ottengo dal confronto con altre donne operate di tumore al seno e che si erano sottoposte a ricostruzione.
Allo stesso tempo, una volta rimosso il seno, sono diventata cosciente della mancanza di sensibilità di tutta quella zona. Per questo, l’idea di inserire una protesi interna veniva da me associata a qualcosa di fittizio, quasi una sorta di corpo impostore.
Sono comunque consapevole che, per decidere di non procedere a ricostruzione, si debba avere un’elevata fiducia in sé, nel proprio corpo e nella propria femminilità (nel mio caso, nonostante fossi senza un seno, continuavo e continuo a vedermi bella).>>

Le reazioni di equipe medica e familiari di fronte alla decisione di Jessica

<<Questa mia scelta è stata accolta in maniera diametralmente opposta tra i miei familiari e l’equipe medica: il mio partner, ad esempio, si è comportato egregiamente, così come i miei figli che hanno capito sia quello a cui stavo andando incontro in fase di intervento che successivamente. Il dialogo, unito al mio senso di tranquillità, li hanno aiutati in questo.
La parte più complicata del mio viaggio, invece, si è rivelata essere quella relativa al confronto con gli operatori sanitari. Loro, infatti, non erano molto d’accordo con la mia scelta: non così comune qui in Italia, soprattutto tra le donne giovani. D’altro canto, mi sono resa conto, che nel loro immaginario l’estetica di una donna veniva correlata ad un’idea specifica di desiderabilità. Per questo, hanno voluto che io mi confrontassi con alcuni psicologi e quindi con una serie diversa di medici. Tuttavia, alcune frasi che mi sono state rivolte, magari anche sotto forma di consigli, proprio in quei confronti, non mi sono state d’aiuto sul piano psicologico.
Questa è la ragione che mi ha portato ad essere poi di supporto emotivo ad altre donne che non possono procedere con ricostruzione del seno o non vogliono farlo. Infatti, durante il mio percorso personale di lotta contro il cancro, mi rendo conto di quante poche informazioni siano presenti sull’argomento e, allo stesso tempo, di quanto mi avrebbe fatto bene a livello psicologico potermi confrontare con altre donne con un vissuto simile al mio.>>

<<Come vedresti invece l’utilizzo di una protesi esterna, fatta su misura?>>

<<Si tratta per me di una soluzione fantastica, anche perché le soluzioni attualmente presenti nel mercato non sono pensate per esigenze moderne e non considerano l’individualità e diversità che ormai sono canoni standard di questa nuova generazione di donne. Una protesi esterna, innovativa, bella e personalizzata ha senso soprattutto a livello pubblico: nel permettere, ad esempio, ad una donna operata di mastectomia di indossare una banale T-shirt bianca quando esce di casa, sentendosi così coccolata da una soluzione personale.>>

RIFERIMENTI:

Chiunque voglia contattare direttamente Jessica può farlo attraverso il suo canale instagram: E se no seno?

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