<<Come vi è stato diagnosticato il cancro e in che modo la malattia vi ha permesso di evolvere personalmente e professionalmente?>>
LUISA: Ho sempre seguito l’iter di prevenzione (relativo ad ecografia e mammografia), per cui alla scoperta del cancro sono stata operata quasi subito: nel giro di qualche giorno. Ho affrontato il tutto con tranquillità e serenità, sottoponendomi in seguito a chemio, radio e cura ormonale.
CRISTINA: Nel mio caso invece, la scoperta della malattia è stata più casuale (avendo io all’epoca solo 39 anni e non risultando quindi parte dello screening obbligatorio). Inoltre, non avevo casi precedenti in famiglia. Con l’auto-palpazione mi sono accorta di questa pallina ed ho quindi voluto saperne di più. Fondamentale è stata quindi la tempestività del mio medico di base nell’accogliere la mia richiesta per ecografia da cui ho scoperto per l’appunto di avere il cancro. L’operazione, come nel caso di Luisa, non è stata estremamente invasiva e a questa è seguito iter di chemio, radio e terapia ormonale. Il fatto poi di esserci ammalate ad un anno di distanza ci ha fatto incontrare: grazie all’intervento di un’amica in comune. L’entusiasmo contagioso di Luisa mi ha permesso di guardare al futuro, paragonando la malattia ad un viaggio difficile ma percorribile.
La malattia e Sorrisi in Rosa
LUISA: Pur vivendo nello stesso paese non ci conoscevamo.
CRISTINA: Dal nostro incontro è nata Sorrisi in Rosa. Ci sono però voluti una decina di anni per lanciarci nel progetto, che nasce da un’intuizione di Luisa.
Questo intervallo di tempo, dalla diagnosi della nostra malattia alla nascita del progetto, è servito, almeno per me, per metabolizzare il tutto e riuscire a testimoniare pubblicamente il nostro percorso di malattia agli altri.
LUISA: Lato mio invece era un’idea a cui mi ero approcciata fin da subito, complice il mio carattere, ma anche le cure ricevute da Humanitas che mi hanno fatta sentire assistita e seguita in toto. In particolare, durante la mia malattia, capisco che mi sarebbe piaciuto fare delle foto a tutte quelle donne che, diagnosticato il cancro al seno, avevano preso come me la malattia con un sorriso. Tuttavia, tra l’idea e la realizzazione della stessa passa del tempo. La prima persona a cui mi sono rivolta per mettere in piedi il progetto è stata quindi Cristina.
CRISTINA: Ne approfitto per sottolineare come uno dei temi su cui ci siamo incontrate subito sia stato l’approccio al percorso di cura: né io né lei l’abbiamo preso con rabbia. L’anima di Sorrisi in Rosa è infatti un’attitudine alla vita, guardando alle opportunità e non alla negatività della malattia, facendo presente a tutte le donne che c’è un domani.
LUISA: Ecco quindi che raccontare la storia di queste donne ed immortalarle attraverso alcuni scatti fotografici serve per creare empatia, ma anche positività nelle altre donne a cui è stato diagnosticato il cancro.
<<Quali sono le attività che Sorrisi in Rosa porta avanti?>>
Il progetto nasce da quelle che sono le nostre due passioni: fotografia e narrazione per mettere le donne al centro. Le storie a cui noi diamo voce sono quindi storie di donne che si riscoprono e si rimettono in gioco durante o dopo il percorso di malattia. Esiste quindi una parte operativa per realizzare gli strumenti che poi Humanitas e Fondazione Humanitas per la ricerca producono, tra cui: 1) Shooting fotografici 2) Laboratori di scrittura terapeutica in cui aiutiamo le donne a raccontarsi e a trovare la loro essenza, guardando in particolare al bello di ciascuna.
A queste attività si aggiungono una serie di momenti pubblici organizzati da Humanitas e Fondazione Humanitas (e aperti a tutti). Ogni anno, le nostre attività di volontariato professionale si trasformano quindi in mostre di fotografia, opuscoli, pagine web, podcast e altro.
La nostra mission, pertanto, è quella di aiutare le donne nel vivere al meglio la malattia e nel sottoporsi a tutte le attività di prevenzione. Notiamo infatti che la condivisione delle nostre foto e dei racconti delle donne sono estremamente di supporto per coloro che stanno vivendo un percorso di malattia, in particolare un cancro al seno. È un contagio virtuoso: i nostri sorrisi richiamano altri sorrisi proprio grazie alla consapevolezza che, là fuori, ci siano altre donne che hanno vissuto e superato la loro malattia con serenità e positività.
<<Le donne che sono entrate a far parte delle attività di Sorrisi in Rosa come hanno vissuto il tutto?>>
I feedback, sia dei partecipanti che di chi osserva, sono estremamente positivi. In particolare, da un recente studio condotto in collaborazione con CREMIT – Università Cattolica di Milano e presentato l’8 maggio scorso (link qui), è emerso come le nostre attività siano di sollievo per le donne, facendole sentire meglio e accompagnandole nel percorso di cura. I sorrisi danno luce.
Nel nostro gruppo ora ci sono 120 iscritte, 120 amiche.
Un ultimo messaggio al nostro pubblico di lettori
Siamo state definite da Gerry Scotti, testimonial del nostro progetto e di altre preziose iniziative di Humanitas: un movimento rosa, perché Sorrisi in Rosa non è un’associazione, ma un gruppo in cui nascono amicizie: un contagio virtuoso di condivisione, speranza e prospettive. Ci auguriamo quindi che la nostra mission possa essere abbracciata da moltissime altre donne.