Malattia oncologica e sessualità: cosa c’è da sapere?

Rubrica dell'esperto Maggio 2023
Malattia oncologica e sessualità: cosa c’è da sapere?

Mirko esperto formatore, attraverso questa intervista ci accompagna nell’affascinante mondo della sessualità legato ad una malattia oncologica come quella del tumore al seno.

Ci può fare una breve introduzione su di lei, il suo percorso professionale e la sua esperienza?

Sono Mirko Palamini e mi occupo di sessualità. Mi sono laureato all’Università Cattolica di Brescia in Pedagogia con indirizzo Psicologico e poi mi sono specializzato in Psico-pedagogia. Terminato questo primo percorso mi sono quindi specializzato all’Università Cattolica di Milano in Risorse Umane ed in concomitanza ho portato avanti un corso di counseling della durata di tre anni sulla formazione dell’individuo e della coppia, seguendo i fondamenti di Carl Rogers (psicologo americano) anche se le nozioni più importanti rispetto alla sessualità le ho apprese presso l’Istituto Internazionale di Sessuologia di Firenze e quindi frequentando, per altri due anni, il corso di sessuologia clinica a Torino.

Di fatto, poi, la mia formazione si è completata con diverse esperienze concrete: innanzitutto lavorando nelle scuole, facendo formazione e prevenzione negli istituti di scuole medie e superiori. Sono stato uno dei primi ad impegnarsi nella formazione alla sessualità per i ragazzi, con corsi di educazione all’affettività e alla sessualità spiegando non solo il funzionamento degli organi genitali, ma anche dei nostri “tre cervelli”. Questa esperienza formativa nella scuola si è poi estesa ad un livello successivo: impegnandomi in teatro (collaborando con musicisti ed attori), ma anche con aziende nella formazione di gruppi essendomi specializzato anche in Risorse Umane in Azienda presso l‘Università Cattolica di Milano.

La mia attività è quindi itinerante, anche presso il lavoro specialistico in studio: lavoro in due studi, uno in ambito medico con un andrologo ed un urologo e l’altro con mia moglie, psicoanalista e criminologa per la formazione dell’identità sessuale – parte principale del mio lavoro.

Nello specifico, quindi, mi piace riferirmi alla mia professione come a quella di un “formatore” alla sessualità.

Generalmente, le persone che la contattano si rivolgono direttamente a lei indicandole un problema specifico (ammettendo quindi che ci sia un problema in termini di sessualità) oppure no?

Raramente avviene ciò. Nella maggior parte dei casi i pazienti si rivolgono a me tramite Servizio Sanitario (dopo essersi rivolti ad un medico). Spesso la richiesta del paziente non è verbalizzata, quindi lo stesso medico si trova ad avere difficoltà nella comprensione del problema. Ecco, dunque, che nella maggior parte dei casi i pazienti mi contattano per passaparola, di colleghi psicologi, psichiatri o medici (coscienti della mia forte esperienza in ambito sessuologico).

Quali sono le problematiche che più spesso le vengono riportate?

Innanzitutto, le richieste avvengono con fatica. Molto spesso, ciò che viene condiviso è un grande sentimento di rabbia ed impotenza. Nella maggior parte dei casi le coppie e i singoli si rivolgono a me quando la loro storia sta per finire, delusi e desolati rispetto a quelle che sono le relazioni umane. Fondamentale è quindi l’ascolto degli interlocutori che ho di fronte e, allo stesso tempo, cercare di capire che rapporto abbiano con la loro rabbia. Questo perché la rabbia rappresenta le radici del rapporto terapeutico e del rapporto erotico. “Quando siamo arrabbiati desideriamo che l’altro ci guardi negli occhi, abbiamo voglia di essere riconosciuti” e questo è ciò che accade proprio nella terapia sessuologica.

I tre cervelli

Noi non siamo fatti solo di un cervello con due emisferi, ma abbiamo tre “cervelli”. Tre componenti specifiche che andrebbero scoperte per migliorare la nostra prospettiva relazionale.

Il primo cervello si chiama rettiliano, si trova sopra il tronco encefalico nel cervelletto ed è legato alle pulsioni, all’istinto. Si forma nell’utero materno, quindi il bambino ha già da neonato delle informazioni di base di questo cervello perché è il cervello della sopravvivenza. Nel cervello rettiliano troviamo anche il nostro gusto sessuale, inteso come orientamento. Saranno poi necessari diversi anni per la formazione dell’identità, ma la nostra “inclinazione” è già scritta in questo cervello.

Il secondo è un cervello più complesso che si chiama del sistema limbico e che si trova nella parte centrale del nostro cervello. All’interno di questo cervello c’è un processore che si chiama amigdala: un organo a forma di mandorla che ha la funzione di processare le informazioni che arrivano sia dal cervello dell’istinto e dagli stimoli esterni, per poi sintetizzarle. Qui l‘educazione alle emozioni e ai sentimenti gioca un ruolo decisivo, ovvero imparare a riconoscere le sensazioni che proviamo aiutandoci quindi a formare la padronanza emotiva. Possiamo quindi affermare che Il cervello del sistema limbico è il cervello del , mentre il cervello rettiliano è quello dell’io.

Il terzo cervello è la neo-corteccia. In soli quattro millimetri di spessore abbiamo il nostro sapere. È il cervello delle competenze: l’area del linguaggio, della memoria, dei sensi e della cultura etc. si trovano qui. Questo terzo cervello è tanto importante quanto gli altri due.

Qual è quindi la loro ricaduta nel mondo reale?

Immaginiamoci un triangolo: il rettiliano determina la base della forma geometrica, la sessualità (una buona esperienza del proprio corpo). Il cervello del sé, delle emozioni, determina l’intimità di una relazione con sé stessi e con il proprio partner (questo quindi ha un ruolo portante, ad esempio, quando una persona si trova a vivere un’asportazione di sé, come nel caso del cancro al seno). Una buona consapevolezza delle proprie emozioni aiuta quindi una donna nel superamento delle proprie paure: legate anche alla mutilazione.

L’uomo, d’altro canto, non è in grado di capire le difficoltà che una donna si trova ad affrontare di fronte alla perdita di una parte di sé e quindi non riesce a sostenerla. Questo può portare alla rottura dei legami di molte coppie: nel 25% dei casi l’uomo lascia perché non è in grado di sostenere la donna nelle difficoltà che questa si trova a vivere.

Come affrontare il tema delicato di una mutilazione (dovuto ad esempio ad un tumore alla mammella) con il partner e come ne può risentire la sessualità di coppia?

Il corpo di una donna che si modifica potrebbe rappresentare per il maschio un problema. Questo perché il vissuto maschile è diverso da quello della donna: il maschio si eccita molto con gli occhi, attraverso l’esposizione delle forme femminili, ad esempio.
Viceversa, l’uomo dovrebbe prendere per mano e sostenere la donna, come scritto nel suo “codice” del cervello rettiliano e questo può avvenire solo se quel maschio ha un cervello limbico evoluto.

Il mio ruolo di esperto in sessuologia è quindi quello di ascoltare la crisi di una coppia per capire come poterla aiutare nel migliore dei modi, attivando delle nuove Risorse e formandole nel vivere eroticamente, ovvero con “Eros” (il Piacere di Vita).

Cosa consiglia per stare bene con sé stessi e con il proprio partner in fase di diagnosi/lotta contro il cancro al seno?

Una donna che ha vissuto un’esperienza di intervento e post-intervento si trova da sola e con la paura della morte. L’asportazione di una mammella è una separazione. Consiglierei quindi un lavoro di parola: ricercare relazioni di auto-aiuto con altre persone, avvicinarsi a qualcuno che le possa aiutare nel riscattarsi, nel sentirsi ancora belle. Allo stesso tempo un lavoro di contatto, per stimolare una comunicazione fisica riabilitante, che faciliti la conoscenza del sé.
La malattia va quindi vista come occasione di rinascita, per rinnovarsi, trovare nuove relazioni e migliorarsi.

RIFERIMENTI:

mail: palaminimirko@gmail.com

Visitando: centrodelsentire.com avrete a disposizione diverse esperienze di corsi che il dott. Mirko ha tenuto.

Altri contatti:
www.mirkopalamini.com
www.logosformazione.com

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