Conosciamo ora anche Sara Vianino, co-fondatrice di Mastectomia semplice senza ricostruzione – FLAT Farfalle Libere
“Sono arrivata al gruppo “Mastectomia semplice senza ricostruzione – FLAT Farfalle Libere” per caso, tramite un’altra pagina dedicata alla mastectomia. Avevo subito una mastectomia totale e mi avevano subito inserito una protesi, ma era troppo grande, probabilmente avevano sbagliato le misure. Con il tempo, la protesi si è incapsulata e mi causava un dolore continuo, quindi ho deciso di farla togliere. A differenza di Donatella, non sapevo nulla dei lembi “orecchie di cane” o del mondo Flat. Non avevo trovato alcuna informazione su internet. Ho preso la decisione di togliere la protesi semplicemente perché non volevo più avere nulla e, solo allora, il mio chirurgo mi ha parlato dei lembi ad “orecchie di cane”. Lui insisteva nel volermi mettere una protesi più piccola o addirittura propormi il lipofilling. Io peso 40 kg e non capivo nemmeno da dove volesse prendere il grasso per l’operazione! Alla fine, ha accettato di togliermi la protesi, ma anche mentre ero già sul tavolo operatorio continuava a cercare di convincermi a rimetterla. Ho detto no, e allora mi ha avvisata che sarebbero rimaste le “orecchie di cane”. Fortunatamente mi ha visto cosi convinta e determinata che alla fine mi ha operato come desideravo: FLAT.
Mi ero iscritta a diversi gruppi dedicati alla mastectomia, ma non mi sentivo a mio agio perché la maggior parte delle donne sceglieva la ricostruzione, e spesso i chirurghi spingono verso questa soluzione. Io non sapevo nemmeno che avrei potuto restare piatta, nessuno mi aveva mai informata. Ho deciso di togliere la protesi per disperazione, perché non la sopportavo più. Poi, per puro caso, ho scoperto una pagina dedicata alla mastectomia gestita da una persona meravigliosa, e grazie a lei sono arrivata a conoscere Donatella e il suo gruppo, “Mastectomia semplice senza ricostruzione – FLAT Farfalle Libere”.
Quando sono entrata nel gruppo, mi sono sentita immediatamente a casa. Ho trovato la forza di fare “outing” grazie a Donatella, e abbiamo fatto questo passo insieme. Lei mi ha dato una grande forza, ed è proprio questo lo spirito del gruppo. Ho sentito subito che era il mio posto. È stato così che, quasi in un attimo di pazzia, ho deciso di diventare amministratrice. Da lì, è nato tutto il resto.”
C’è qualche motivo per cui i medici non propongono il flat?
Risponde Donatella: Stiamo cercando di capirlo, anche se un’idea ce la siamo fatta. Teoricamente non esiste alcun protocollo che vieti di proporre il flat. Abbiamo parlato con diversi senologi e ci hanno confermato che a livello formale non c’è alcuna regola che lo impedisca. Il problema sembra essere più complesso, legato sia ad aspetti legali sia economici. Molti chirurghi temono che, togliendo completamente il seno e lasciando la donna piatta, questa possa cambiare idea in seguito, accusando il chirurgo di non averle spiegato bene la situazione. Il rischio è che la paziente possa intentare una causa legale, soprattutto considerando che una donna senza seno viene percepita, secondo certi canoni, come “meno donna”.
Per questo motivo, alcuni chirurghi preferiscono non menzionare affatto l’opzione flat, oppure lasciano i cosiddetti lembi ad “orecchie di cane” senza dirlo alla paziente, per evitare problematiche legali future. In molti casi, non viene fornita un’informazione completa, e alcune donne si risvegliano dall’intervento trovandosi con le orecchie di cane, senza averlo saputo prima. Questo accade non solo in Italia, ma anche all’estero.
La mancanza di trasparenza è un problema, e per evitare sorprese, noi consigliamo sempre alle donne di portare con sé delle foto di come desiderano apparire dopo l’intervento e di essere molto decise e precise nelle richieste. Alcuni chirurghi, fortunatamente, sono onesti e aperti alla discussione. A me, per esempio, è stato chiesto di parlare con una psicologa e firmare una liberatoria, il che è giusto, considerando la complessità del percorso. Tuttavia, queste pratiche non sono uniformi, e la decisione finale dipende molto dal chirurgo e dall’ospedale.
Un altro motivo per cui il flat viene raramente proposto è che le donne senza seno sono considerate “fuori dal normale”. Se non hai il seno, vieni vista come un’eccezione. Solo per le donne più anziane, sopra i 70 anni, inizia a essere sussurrata l’idea di non ricostruire, ma per le più giovani, questa opzione viene spesso ignorata o minimizzata. In molti casi, se una donna cambia idea e vuole togliere le orecchie di cane, può avere difficoltà a ottenere un nuovo intervento tramite il servizio sanitario, perché viene considerato puramente estetico.
Purtroppo, molti chirurghi si accaniscono sulla ricostruzione, anche in casi estremi in cui i tessuti sono compromessi dalla radioterapia. Quando le protesi non sono più un’opzione, si passa a interventi come il lipofilling (prelevare grasso da altre parti del corpo) o l’utilizzo di lembi muscolari, interventi complessi e spesso non privi di complicazioni. Queste tecniche hanno effetti collaterali di cui raramente si parla, eppure, anche in situazioni problematiche, molti chirurghi continuano a insistere piuttosto che proporre il flat.
Questa situazione ci ha portate a raccogliere storie di donne che hanno subito queste mancanze di informazione o trattamenti inappropriati. Vogliamo creare un libretto con queste testimonianze anonime, corredato da foto, da distribuire negli ospedali e studi medici, affinché le donne siano più consapevoli delle loro scelte e i chirurghi prendano coscienza delle esigenze delle pazienti. Speriamo che questo contribuisca a far diventare il flat una prassi normale, un’opzione da proporre allo stesso modo delle protesi.
La terapia psicologica è di supporto nel percorso? Quanto è semplice accedervi?
Continua Donatella: Gli ospedali hanno le loro difficoltà, principalmente a causa della mancanza di medici. Nelle breast unit c’è uno psicologo, ma viene consultato solo se si manifestano problematiche specifiche, specialmente durante la chemioterapia. In questi casi, l’oncologo o il senologo potrebbe decidere di inviarti a parlare con lo psicologo se nota che fatichi a gestire la situazione. Tuttavia, se dimostri di essere tranquilla, anche se dentro stai lottando, potresti non avere accesso a quella chiacchierata.
Interviene Sara: Se poi esprimi il desiderio di non ricostruire, spesso ti propongono un incontro con lo psicologo.
Nel mio caso, quando ho espresso il desiderio di rimuovere la protesi, non mi hanno proposto un incontro con lo psicologo, probabilmente perché stavo già frequentando le sedute. Ho sollevato l’argomento e la psicologa mi ha risposto che erano solo in quattro e dovevano coprire il lavoro in tutto l’ospedale. È un problema comune in molte breast unit: l’accesso allo psicologo sembra essere possibile solo se si piange, e a volte sembra che ci si debba “strappare i capelli” per ottenere un supporto. Inoltre, tramite prenotazione del medico di base, i tempi si allungano notevolmente (a me avevano dato un appuntamento esattamente un anno dopo la prima operazione); per accorciare i tempi pare che si debba fare richiesta direttamente all’oncologo, ma questo di rado viene spiegato.