Patologia oncologica e Yoga

ONEBra approfondisce Luglio 2023
Patologia oncologica e Yoga

Da uno studio pubblicato sul giornale Breast Cancer Research and Treatment, un approccio di medicina alternativa che ha dimostrato ottimi risultati è lo Yoga.
Lo Yoga a differenza dell’agopuntura agisce sulle giunture articolari riducendone il dolore. Alcuni ricercatori dell’Università del Rochester Medical Center hanno definito un programma chiamato YOCAS che combina il “restorative Yoga” con “Hatha yoga”.
Abbiamo chiesto a Mario Spolaore di parlarci di yoga oncologico.

<<Mario, potrebbe raccontarci in breve il suo percorso professionale e l’associazione per cui lavora?>>

Mi sono diplomato all’ISEF di Padova, sede distaccata di Bologna, negli anni ‘90 ed ho subito iniziato a lavorare presso il centro diurno psichiatrico all’interno dell’ospedale S. Bassiano di Bassano del Grappa.
Infatti, visto che l’anno antecedente al mio diploma avevo fatto volontariato con le donne della casa di salute mentale di Marostica, il primario mi chiese se potevo far fare loro un pò di ginnastica.
E’ da questo mio primo contatto con le persone affette da sofferenza mentale ed emotiva che mi resi conto di quanto, tramite il corpo, si potesse agire per attenuare la sofferenza interna e di come lo sport potesse fungere da linguaggio non verbale nell’esprimere e quindi in qualche modo esorcizzare le sofferenze altrui.
Sulle prime, cercai di capire quali esercizi potessero essere più utili per il pubblico con cui mi relazionavo ed è così che mi sono avvicinato alla pratica dello yoga. All’inizio mi dedicavo ad uno yoga molto fisico. Infatti, venendo io stesso dal mondo dello sport mi risultava difficile pensare a uno yoga statico e di tipo meditativo.
Con il tempo ho però scoperto come certe posture e la regolazione del respiro potessero aiutare a sciogliere alcune tensioni fisiche ed emotive per via riflessa. In particolare, capii quanto il rilassamento finale avesse un effetto benefico per coloro che, come me, si lasciavano andare a questa pratica.
Il mio interesse per lo yoga è quindi accresciuto sempre di più, portandomi a seguire dei corsi, e facendomi poi sperimentare quanto appreso nel mio lavoro in ambito psichiatrico.
Il mio obiettivo è infatti sempre stato quello, tramite lo yoga, di portare beneficio alla sofferenza psichiatrica. Già dall’antichità, infatti, ci si era avvicinati a questa pratica per cercare di far uscire l’essere umano dalla propria sofferenza terrena (Socrate, ad esempio, predicava “Conosci te stesso”). Viceversa, lo yoga fisico è nato sotto forma di derivazione importata dai coloni Inglesi nei primi del ‘900.
Un giorno, di qualche anno fa, la vicepresidentessa dell’associazione oncologica di Bassano del Grappa mi chiese se potessi curare alcune sessioni di yoga presso la San Bassiano Oncologica per alleviare le paure tipiche delle pazienti oncologiche, quali: la paura della morte, delle terapie e del ritorno della malattia.
Nell’associazione mi sono relazionato con persone molto determinate, che vivevano la malattia come una battaglia da vincere: reazione per me del tutto nuova. Infatti, precedentemente, avevo avuto modo di rapportarmi con persone che vivevano la malattia con introspezione ed in maniera quasi rassegnata.

<<Cosa si intende per meditazione?>>

La tecnica meditativa ti aiuta a sganciare la mente da una continua proliferazione di pensieri, tramite il controlo del respiro. Così la mente entra in una coscienza più profonda, più libera, più spaziosa e si riesce a raggiunge una sensazione di appagamento interiore.
Lo Yoga fisico si chiama “hatha-yoga” e deriva da testi del 1500 d.C.. Si tratta di una pratica legata al fachirismo (ramo secondario dello yoga, che pratica il controllo mentale del corpo per entrare in stato estremo piu profondo), successiva agli insegnamenti antichi.
Quando si fa meditazione, invece, ci si riferisce allo yoga originario, più “statico”: focalizzato sul controllo del respiro e sulla concentrazione mentale (con il fine di eliminare il “turbine mentale” di idee e di pensieri). La nostra parte più libera della coscienza o “campo di coscienza” è la parte più profonda della nostra “mente”, da non intendere come cervello, ma una sorta di unicum “mente-cuore” (ad esempio quando sentiamo il mal di pancia, lo sentiamo anche nella mente, come auto-percezione).
Se immaginiamo il campo di coscienza come un cielo, le nuvole che lo attraversano rappresentano i pensieri che affollano la nostra mente. Molto spesso tendiamo ad identificarci con le nuvole, andando ad alimentarle e rendendole così “solide”. Come conseguenza, le nuvole vanno ad occupare lo spazio della nostra mente, facendoci dimenticare la parte più profonda di essa.
L’obiettivo delle pratiche meditative è quindi quello di aiutarci nel diradare queste nuvole, facendoci apprezzare lo spazio aperto (inteso come lo spazio in cui poter stare in pace con noi stessi). Così facendo individuiamo una sorgente interna di piacevolezza su cui focalizzarci.

<<Quindi lo yoga è un esercizio mentale?>>

In realtà è sia mentale che fisico. Se alzo un braccio, ad esempio, la mia mente deve essere focalizzata nel percepire il cambiamento fatto dal mio braccio, non in quella che sarà l’azione seguente.
Spesso, nel nostro modo di agire comune, esiste una “disgiunzione” fra la parola e l’azione. Lo yoga, pertanto, si pone come garante di armonia fra mente e corpo, sciogliendo la tensione e l’emozione che ha scatenato quest’ultima.
Personalmente cerco di dividere le mie lezioni in due parti: una prima parte, in cui si cerca di armonizzare mente e corpo tramite movimenti dolci e consapevoli ed una seconda più meditativa in cui si cerca di “creare lo spazio tra le nuvole”. L’obiettivo è sempre il benessere fisico e psichico del mio pubblico.

<<Lo yoga è alla portata di tutti?>>

Certo: puntando sulla meditazione e sulla sincronia fra mente e corpo, tutti possono raggiungere numerosi benefici.
E’ infatti la mente ad aiutare il nostro corpo nello scioglimento delle rigidità e, tramite il movimento, il corpo aiuta la mente ad auto-percepirsi.

<<I pazienti oncologici o che stanno facendo terapie importanti, come la chemioterapia o la radioterapia possono praticare yoga?>>

Lo yoga è per tutti, a prescindere da quali momenti della propria vita ci si trovi costretti ad affrontare.

Una delle attività più faticose, che mi viene spesso indicata da coloro che hanno subito l’asportazione di tumore, è quella di alzare le braccia al cielo.

Durante lo yoga alziamo le braccia al cielo per creare spazio nel nostro corpo, ma ognuno le alza in maniera diversa proprio perchè l’importante non è tanto l’azione di alzare le braccia, ma l’auto-consapevolezza del fare qualcosa che ci faccia stare bene. Se, nel compiere l’atto, avverto una contrazione significa che avrò probabilmente raggiunto il mio limite e che non dovrò andare oltre con l’esercizio (per non creare nuove tensioni).

Qualora alzare le braccia si rivelasse troppo faticoso, consiglio semplicemente di respirare profondamente e di protendersi con la spina dorsale verso l’alto per allargare lo spazio fra le vertebre (a vantaggio del nostro corpo).

Oltre lo yoga, poi, i movimenti a contatto con la natura aiutano le pazienti a sciogliere quei dolori che altrimenti le limitano. Esempi di queste attività che proponiamo come associazione sono il dragon boat (un rafting che facciamo sul fiume Brenta) ed il nordic walking.

Vorrei quindi sottolineare come un’azione che può sembrare banale, come alzare un braccio, quando diventa uno strumento, ha veramente la potenzialità di sciogliere il corpo e di conseguenza anche la mente.

<<Quali sono i benefici di praticare lo Yoga in gruppo?>>

Lo yoga è una pratica individuale nel senso che, quando ci si dedica a questa, ognuno è alla guida del proprio corpo ed esegue i movimenti come il suo complesso mente-corpo lo porta a fare.

Durante le mie lezioni cerco sempre di rendere autonome ed auto-coscienti le persone, cosa che richiede necessariamente che siano loro stessi alla guida dell’esercizio, e non l’istruttore.

Il gruppo d’altra parte è importantissimo sia per mantenere una periodicità nell’esercizio dello yoga (azione necessaria affinché si esprima il pieno potenziale della pratica), sia perché fra le partecipanti si crei un forte senso di comunità che diventa solidarietà (proprio per le esperienze vissute che le accomunano).

<<Se qualcuno volesse prendere parte alle tue lezioni cosa dovrebbe fare?>>

Le persone che frequentano l’ambulatorio oncologico hanno la possibilità di entrare in contatto con i volontari della San Bassiano Oncologica fra cui la psicologa che su richiesta redige una cartella clinica e illustra tutte le attività dell’associazione.

Gli altri volontari si dedicano invece ad alleggerire il momento dell’attesa prima di sottoporsi ai trattamenti sanitari.

ULTERIORI APPROFONDIMENTI:

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I benefici della terapia sportiva

È un dato di fatto: praticare sport aiuta a migliorare la qualità della propria vita.

Quando il clima si fa più mite e l’estate è alle porte, non c’è niente di meglio che fare attività all’aria aperta per migliorare il proprio benessere fisico e psichico.

Nell’approfondimento di oggi, pertanto, ci soffermeremo su alcuni importanti studi che evidenziano gli effetti positivi che l’attività sportiva porta a livello fisico e mentale.

Correlazione fra attività fisica e cancro

Sulla rivista Cancer è stato pubblicato uno studio (che trovate qui) che ha visto coinvolti 127 soggetti oncologici ad un programma di dodici settimane strutturato in sessioni di training cognitivo-comportamentali. Tra queste, brevi sessioni di passeggiate ed attività più vigorose (come zumba, pallavolo e/o esercizi con l’elastico) e sedute di condivisione del proprio pregresso. Più del 90% delle persone coinvolte ha riscontrato un miglioramento a livello fisico ed emotivo.

Un risultato analogo è stato raggiunto anche da un ulteriore esperimento che ha visto coinvolte 2.500 donne affette di tumore al seno. Il team di ricercatori, coordinati dall’Italiano Antonio Di Meglio (oncologo presso l’istituto Gustave Roussy di Villejuif), ha infatti affermato che i pazienti oncologici dovrebbero idealmente seguire lo stesso iter di attività motorie che si raccomanda alla popolazione generica; ovvero 150 minuti di attività ad intensità moderata o 75 minuti di attività intensa per ogni settimana.

Infatti, dall’inizio della terapia sportiva, sono stati rilevati diversi benefici già dopo i primi sei mesi. In particolare, il campione di donne ha riportato meno dolori ed un miglioramento nella respirazione.
Le attività a cui le donne affette di cancro sono state sottoposte spaziavano dalla danza, al giardinaggio, al nuoto, alla camminata veloce fino alla pallavolo.
Di Meglio aggiunge poi come l’attività motoria sia di fondamentale importanza per quelle donne che, a causa del cancro, hanno avuto maggiori conseguenze negative a livello psicologico (ulteriori approfondimenti quiqui e qui).
In particolare, secondo l’oncologo, lo sport aiuterebbe le pazienti oncologiche a migliorare la propria qualità di vita recuperando una parte della loro quotidianità perduta, quella relativa all’esercizio fisico.

Un ulteriore studio, pubblicato su Breast Cancer Research and Treatment (che trovate qui), ha visto coinvolte 543 donne con diagnosi di tumore mammario con chemioterapia adiuvante.

In particolare, il campione di donne è stato sottoposto ad un programma di fitness cardiovascolare e rinforzo muscolare.

Lo studio ha così dimostrato come la terapia sportiva abbia favorito dei risultati migliori nel completamento del trattamento chemioterapico, aumentando la tolleranza del trattamento stesso.

Quindi perchè l’attività fisica fa bene?

Ci sono diversi benefici correlati ad una costante e sana pratica di attività motoria.

In particolare, l’esercizio fisico agisce sulla riduzione del rischio di cancro attraverso:

  • Il sistema immunitario;
  • La riduzione dei livelli di insulina: creando un ambiente a basso livello di zucchero si scoraggia la crescita e la diffusione delle cellule tumorali;
  • L’innesco dell’apoptosi (morte cellulare programmata in grado di causare la morte delle cellule tumorali);
  • La produzione di citochine, ovvero sostanze antinfiammatorie (l’infiammazione, specie se cronica, favorisce la comparsa di mutazioni nelle cellule e la trasformazione del tessuto sano in tumorale);
  • Il potenziamento del sistema antiossidante;
  • Un generale miglioramento dell’assetto ormonale e della composizione corporea (riduzione della concentrazione di alcuni ormoni, tra i quali gli estrogeni, a cui sono sensibili tumori come quelli dell’utero, del seno e della prostata);
  • L’accelerazione del tempo di transito del cibo nell’apparato gastroenterico (considerata una delle principali ragioni di prevenzione del cancro al colon);
  • Il miglioramento dell’attività intestinale: muoversi accelera il transito intestinale. Più lungo è il tempo in cui le sostanze di scarto rimangono a contatto con le mucose di stomaco e intestino, e più alto è il rischio che eventuali composti tossici o mutageni danneggino le cellule.

In aggiunta, si sottolinea come l’attività sportiva sia particolarmente indicata per contrastare e combattere i tumori al seno e al colon-retto. Allo stesso tempo, data la capacità dell’attività motoria di regolare il peso corporeo, la pratica sportiva si è fino ad ora rivelata un valido antidoto nei confronti di altri undici diversi tipi di tumore: all’esofago, al fegato, al polmone, al rene, allo stomaco, all’endometrio, alla testa e al collo e alla vescica.

Per questo motivo numerose associazioni propongono attività fisiche da svolgere in gruppo come l’iniziativa Trekking rosa, organizzata da  Donne di montagna (Trento) o, ancora, attività di canoa/kayak come l’iniziativa per “combattere il cancro al seno a colpi di pagaia” (Pink Amazons e pagaie in rosa sono alcuni esempi) o ancora la Full moon walk organizzata da Donne di Feltre.

Concludiamo quindi sottolineando quanto lo sport riporti benefici sia in termini di prevenzione che nella fase di trattamento oncologico.

ONEBra vi consiglia sempre di consultare il vostro medico per avere una chiara descrizione delle attività migliori per il vostro organismo e/o per la vostra tipologia di malattia.

ULTERIORI APPROFONDIMENTI:

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