Dermopigmentazione mammaria, intervista a Rita Molinaro

Rubrica dell'esperto Settembre 2025
Dermopigmentazione mammaria, intervista a Rita Molinaro

Oggi, per la Rubrica dell’Esperto, parliamo di dermopigmentazione mammaria in un’intervista in cui abbiamo il piacere di ospitare Rita Molinaro.

Vuoi parlarci un po’ della tua formazione e di come hai iniziato questo tuo percorso?

Il mio percorso professionale inizia nel 1987 come ed estetista specializzata poi come visagista e, lavorando per Diego Dalla Palma, come formatrice.

Nel 1998, una cliente operata di tumore al seno mi disse: “Devi tatuarmi il seno una volta terminato il mio percorso oncologico, hai un anno di tempo, preparati!”. Inizialmente, mi sembrava un’idea irrealizzabile, ma da quel momento ho cominciato a cercare informazioni.

All’epoca internet non era una realtà diffusa e ciò rendeva la ricerca estremamente difficile.

Successivamente, leggendo la letteratura scientifica, ho scoperto che la dermopigmentazione mammaria era già stata praticata dal 1974.

Ancor prima, dopo la Prima Guerra Mondiale, erano stati eseguiti lavori di ricostruzione facciale con plastilina e tatuaggi.

Esisteva quindi una storicità, ma senza internet ricostruire il quadro completo è stato arduo.

Grazie a questa cliente che mi ha spinto a informarmi, ho intrapreso il percorso nel tatuaggio e trucco permanente.

E’ stato fondamentale documentarsi e comprendere a fondo il protocollo igienico, poiché all’epoca non esistevano normative stringenti sui tatuaggi.

Attualmente ci sono delle linee guida, ma spesso sono poco seguite e controllate.

Per me era cruciale capire cosa accade esattamente quando si introduce un inchiostro sotto la pelle, come è fatta una protesi, dove va a finire l’inchiostro, e come può interferire con una risonanza magnetica o un’ecografia, potenzialmente creando falsi positivi.

Soprattutto, mi chiedevo cosa succedesse ad una persona “sana”, figuriamoci a chi sta già affrontando un percorso difficile.

Ho iniziato a cercare, informarmi, indagare, e ho viaggiato in tutta Europa chiedendo aiuto alle aziende più grandi in questa ricerca.

Negli anni 2000, parlare di paziente oncologico, di ricerca e di investimento era considerato poco interessante, mentre ora tutti si dichiarano filantropi.

All’epoca non si poteva parlare apertamente “del brutto male”; c’era un oblio su questo argomento.

Le aziende mi rispondevano che era una nicchia di mercato per la quale non valeva la pena investire.

Chi era malato doveva curarsi e, una volta guarito, se voleva tatuarsi, era un cliente come un altro.

Ero estremamente frustrata da questa situazione.

Ho girato Germania, Francia e molti altri paesi nonché le poche aziende presenti in Italia, ricevendo solo rifiuti. Mio marito, al ritorno da un ennesimo viaggio, mi chiese: “Sei così convinta?”.

E io risposi di sì.

Decidemmo così di vendere la casa e investire nel nostro sogno.

Dal 2009 ho iniziato a cercare risposte e ad affidarmi a chi era più competente di me.

Ho trovato un laboratorio negli Stati Uniti che lavorava secondo i miei standard e un laboratorio in Germania che poteva certificare i prodotti per l’Europa.

Così, siamo partiti.

Durante questo percorso, sono riuscita a completare i miei studi, terminando il liceo alle scuole serali durante la pandemia.

Mi sono rimessa in gioco e mi sono laureata in infermieristica ad ottobre.

Ho concluso questo periplo con enormi sacrifici per me e la mia famiglia, ma ci credevo profondamente e mi hanno supportato con affetto.

Questa determinazione è nata anche da una circolare emanata dal Ministero della Salute che vietava ai “non sanitari” di tatuare la mammella e il complesso areola-capezzolo.

Sono stati anni di oblio, durante i quali ho lavorato in Slovenia.

Attraversavo il confine e le pazienti mi seguivano.

Fortunatamente, vivo in Veneto, quindi raggiungere Nova Gorica era comodo per me.

Tutti i progetti in essere con le associazioni di volontariato, per cui le donne non pagavano, e quelli che realizzavamo negli ospedali con l’esenzione 48, sono stati sospesi.

Se avessi tatuato in Italia, facendo quello per cui ero specializzata, avrei rischiato l’arresto per abuso di professione sanitaria!

Ho presentato ricorso al TAR, e successivamente un’associazione di categoria ha presentato, grazie alla mia documentazione, ricorso al Consiglio di Stato, con esiti positivi.

Così ora, a discrezione delle regioni, la dermopigmentazione medicale può essere fatta da tatuatori o estetiste senza una preparazione specifica.

Questo è un problema, perché non c’è ancora una legge molto restrittiva sugli inchiostri, né sui percorsi di formazione di chi dovrebbe occuparsi della salute delle persone.

Ci sono delle linee guida: ad esempio, c’è l’obbligo degli inchiostri sterili, ma non c’è l’obbligo di mettere questi inchiostri in un tappino altrettanto sterile.

Quindi, io prendo l’inchiostro fatto in camera sterile, e che sia tutto perfetto, e lo metto in un tappino che tengo in un barattolo per caramelle, magari pieno di polvere e comprato online.

Oppure, esiste tutta la normativa sugli inchiostri, e poi le persone comprano gli inchiostri su internet senza sapere da dove provengono, che certificazioni abbiano o se arrivino da paesi extra-UE che non aderiscono alla REACH (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals) o pseudo certificati da laboratori non riconosciuti.

Possono avere una scritta “REACH compliant”, ma se non c’è una certificazione seria, sotto la pelle della gente chissà cosa si mette?

Quindi, la ricerca che hai condotto inizialmente si è focalizzata maggiormente sulla tipologia di inchiostro da utilizzare?

No, in realtà ho ricercato ogni aspetto, inclusa la tipologia degli acciai degli aghi.

Successivamente, è nata una ricerca sulla tossicologia cutanea in base ai farmaci assunti dalle persone, perché si tatua su una cute integra ma la pelle risponde in modo diverso con determinate terapie.

Se una persona assume determinate famiglie di farmaci, le reazioni possono variare dalla secchezza cutanea alla difficoltà di guarigione, fino al cambiamento dei colori stessi a causa di un assorbimento diverso della luce.

Oppure, una cute che è stata radiotrattata, anche dieci anni prima, è sempre una cute radiotrattata e va trattata in modo diverso rispetto a una cute normale.

O ancora, se c’è una ricostruzione con un lembo locale, si tratta di una ricerca a 360 gradi.

Non sono solo gli inchiostri a determinare il disegno nel protocollo igienico, perché anche lì non basta fare uno stampino.

Non dobbiamo lanciare freccette: ognuno ha un’areola, una sfumatura, un capezzolo, un dettaglio che la rende unica.

Quindi, è meno banale di quanto possa sembrare mettere un po’ di colore.

Restituire integrità a qualcuno significa restituirgli la sua unicità, altrimenti gli mettiamo un bottone e siamo a posto.

Che cosa caratterizza la dermopigmentazione?

La dermopigmentazione è una tecnica estetica che consiste nell’introdurre pigmenti colorati nello strato superficiale della pelle, il derma, per creare effetti come il trucco permanente o correggere imperfezioni.

Per quanto riguarda il trucco permanente, si parla di derma papillare, quindi derma superficiale.

Nel tatuaggio artistico, invece, l’inchiostro viene impiantato leggermente più in profondità, nel derma più profondo.

Tuttavia, tecnicamente si chiamano “inchiostri” tutti i preparati.

Nel linguaggio comune, se dico a una paziente o a una cliente “ti metto un inchiostro”, questa sviene.

Quindi, parliamo di “colori”; molti usano “pigmenti”, ma è un termine scorretto perché il pigmento è la materia prima.

È una piccola ma importante precisazione, perché spesso i termini tecnici corretti utilizzabili in un congresso non sono gli stessi che si possono usare con le persone.

Immagine dei seni prima e dopo dermopigmentazione, l'ombra sotto il seno è stata tatuata.
Il colore dell’areola è un po’ più scuro appena eseguito, in questo caso l’ombra sotto il seno è stata tatuata per avere una versione armonica del volume delle due mammelle.

Però sì, parliamo di inchiostri, di aghi, di protocolli igienici, di pre-trattamento (capire il tipo di protesi, se c’è un lembo locale, se la protesi è sottomuscolo, lo spessore della cute, il tipo di risposta che si può avere).

E anche del post-trattamento, cioè come la cliente deve trattare la zona.

Si può andare in piscina?

No.

Prende il sole per quindici giorni?

No.

Si mette la depilazione?

No.

Dopo quante ore si può fare la doccia?

Sono piccole cose per rendere più semplice e confortevole il post-trattamento, come farsi la doccia con acqua non troppo calda, non fare il bagno.

Se ci sono dubbi sul bagnoschiuma, è meglio usare un detergente per l’igiene intima che ha un pH più equilibrato e non ha profumazioni.

Tutto ciò che può sembrare piccolo va preso in considerazione e curato a 360 gradi proprio per aiutare la persona ed evitare il più possibile qualsiasi complicazione o qualsiasi cosa che possa metterla in difficoltà.

C’è una durata a tutto questo?

La durata è variabile da persona a persona, e dipende anche se un complesso areola-capezzolo è molto chiaro o più scuro.

Fortunatamente, ha una durata: i ritocchi, in media, li eseguo ogni quattro-cinque anni sulle pazienti che hanno avuto un percorso oncologico.

Tuttavia, è importante che non sia una cosa definitiva, perché una persona può modificare il suo corpo negli anni.

La mammella ricostruita rimane abbastanza stabile, ma la controlaterale, se non è un intervento bilaterale, cambia a seconda del peso, dell’età, della pelle, e dei volumi.

Ci sono quelle sfumature di colore di cui è giusto e corretto tener conto, perché la persona può avere la necessità di modificare leggermente per raggiungere una giusta armonia.

Dove ti possono trovare le nostre lettrici?

Ho lo studio privato a Treviso, ma sono anche disponibile presso le sedi LILT degli ospedali ASL 2.

Mentre presso l’ASL 3, all’ospedale all’Angelo con il codice LEA opero con altre 4 colleghe grazie ad AVAPO e l’associazione Trifogli Rosa; le pazienti vengono inviate dopo una visita e siamo all’interno dell’ospedale.

Siamo un’équipe di cinque persone, abbiamo creato un team perché, se mi ammalo o mi faccio male, nulla deve fermarsi.

Sono i progetti che devono andare avanti, non la singola persona, ma l’idea.

Ci sono colleghe simili a te nel territorio italiano?

Io mi metto in discussione e ogni anno faccio uno, due, tre corsi di aggiornamento sia a livello dei farmaci sia a livello dei tipi di chirurgia.

Ci sono poche persone che hanno questo approccio, ma fortunatamente non pochissime.

Ho ottimi colleghi in Sicilia e Puglia, colleghe in Toscana, Lombardia, Marche e Campania.

Diciamo che l’Italia è ben coperta di persone serie…consiglio comunque di verificare esperienze e percorsi di un operatore.

Quando qualcuno mi chiama chiedo sempre da dove provengono.

Se sono delle varie ASL che possono fare il trattamento attraverso il Sistema Sanitario Nazionale, spiego loro come fare e do le indicazioni.

Alcune prendono l’aereo e arrivano anche da lontano perché io sono di fronte all’aeroporto di Treviso, quindi attraversano la strada e tornano a casa il pomeriggio o ne approfittano per farsi un giro in zona o a Venezia.

Oppure, do le indicazioni alle persone a loro più vicine.

Il trattamento prevede due sedute a distanza di due o tre mesi. Cerco di dare delle indicazioni chiare come post trattamento per creare meno stress possibile.

Dermopigmentazione al seno.
Dermopigmentazione con interessante effetto 3D

Hai dei progetti in programma?

Si!

Abbiamo preparato un progetto per il Kurdistan, in un’ottica di solidarietà internazionale, ma visto i recenti sviluppi dobbiamo attendere e speriamo in una pace che sta tardando ad arrivare, per poter estendere il nostro lavoro a un progetto di supporto per le donne del luogo.

Contatti

  • Studio: Rita Molinaro PMU Factory, Via Le Canevare, 30 Treviso 31100 (TV) – Italy
  • Tel +39 0422 485556
  • Mail: prenotazioni@ritamolinaro.com

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